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Menà un orb a …

4 marzo 2017 da bsìa

Il proverbio originale recita “Menà un orb a Ruma1 ma, stando alla stampa locale, qui il cieco, o forse sarebbe meglio dire i ciechi, li portano al giardino di villa Trespi.

Titolone:Belgioioso, parco per i non vedenti2 dove veniamo informati che presto, anzi prestissimo, nel parco della suddetta villa verranno attrezzati percorsi appositi per i non o ipovedenti. Il tutto, ça va sans dire, a costo zero per noi poveri pirla belgioiosini ma tutto a carico del Rotary di Sant’Angelo Lodigiano-Belgioioso, insomma: la solita brioche gettata dai nobili alla plebe.

 E vuoi che l’articolo non contenga la solita bella minchiata? Infatti, questa “monumentale” infrastruttura sarà donata”alla città di Belgioioso“. Alla città di Belgioioso? Un bel cazzo: sarà donata ad un privato, punto.

Però, siamo onesti e sinceri, una volta tanto, con la schiera di gente dotata di bastoni, occhiali neri e cani guida che vediamo aggirarsi per il paesello un’opera simile era imprescindibile.3

Leggo che il precorso verrà dotato di cordoni e pannelli con scritte in braille. Ottimo! Poi però vorrei sapere se installeranno anche dei segnalatori acustici per avvertire i ciechi delle merde di cane che potrebbero incontrare sul loro cammino. Come? Ah, perché non lo sapete? 😯 Non sapete che il parco di villa Trespi è diventato un ritrovo per proprietari di cani che non sanno dove portare i loro amorevoli amici a quattro zampe se non proprio lì? 👿 E il famosissimo parco costruito apposta qualche anno fa allo scopo che fine ha fatto? E’ talmente pieno di merda che adesso bisogna traslocare? 👿 

Con tutto il rispetto per i veri ciechi, bisognerebbe fare qualcosa anche per gli altri, quelli del vecchio adagio: “Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere“.

  1. Condurre un cieco a Roma []
  2. La Provincia PAVESE – 3/03/2017 – pag. 21 []
  3. Mi scuso anticipatamente con i ciechi: questa non è una presa in giro nei loro confronti. []

Che fine faremo?

8 gennaio 2017 da Emilio Conti

Chi, tra quelli della mia generazione, non ha mai frequentato assiduamente o saltuariamente la mitica pizzeria Tam-Tam di Ugo (Borsa)? Credo ben pochi. La compagnia di cui facevo parte era una di quelle che nella pizzeria ci aveva messo le radici. In estate fuori sul terrazzo a goderci la frescura e a gustarci un cornetto o una coppa Algida e sul tardi, molto spesso, anche una bella pizza. All’epoca una pizza a mezzanotte non ci faceva certo svegliare il mattino dopo con un “cerchione” alla testa e la bocca “impastata”, o ci faceva aumentare di peso: avevamo un metabolismo più veloce di una Ferrari, si smaltivano pure i sassi. In inverno, oltre alle serate, diventava, alla domenica, meta per una bella cioccolata calda dopo il cinema pomeridiano.

Nella brutta stagione, data l’impossibilità di stazionare in terrazza, passavamo le serate all’interno ascoltando il jukebox (gettonatissimi Lucio Battisti e la scandalosa e peccaminosa “Je t’aime moi non plus” 😳 ) e giocando a carte. Tra i giochi di carte più in voga “ciapa no” (tressette a non prendere), scopa d’assi, scala quaranta e poker. Ecco, il poker: per giocarlo e renderlo interessante è inevitabile fare delle puntate e le nostre erano di un minimo di 5 lire fino a una puntata massima di 50 (tradotti in euro da un quarto di centesimo fino a 2 centesimi e mezzo). Ebbene, quando si decideva di giocare a poker ci spostavamo in un tavolo il più lontano possibile dall’entrata della pizzeria e questo per un motivo molto semplice: se fossero entrati i “caramba”, perché all’epoca i carabinieri giravano eccome, e ci avessero pizzicati a giocare saremmo finiti nei guai noi che giocavamo, ma, soprattutto, il povero Ugo che ci aveva permesso di farlo: si trattava, infatti, di gioco d’azzardo. Distanti dall’ingrasso, invece, avevamo tutto il tempo, nel caso d’ingresso dei tutori dell’ordine, per far sparire le “fiches” e trasformarci in un decimo di secondo in innocenti giocatori di scala quaranta.

Questo ricordo mi è balzato alla mente ieri sera quando, facendo zapping, mi sono imbattuto in ben tre canali che contemporaneamente stavano trasmettendo la pubblicità dei giochi on-line. E’ passato quasi mezzo secolo da quelle serate in cui giocavi a poker con un po’ di trepidazione e adesso ti guardi in giro e vedi pubblicità a raffica per i giochi on-line, sale giochi sparse un po’ dovunque e i bar trasformati in mini-casinò stracolmi di slot-machine.

E sì, signora mia, i tempi son proprio cambiati! Prima rischiavi la fedina penale per 50 lire, mentre adesso imperversa la ludopatia. Sono conquiste.

Buon 2017

1 gennaio 2017 da Emilio Conti

Come avevo promesso per gli auguri natalizi ecco i consueti auguri in musica per un felice anno nuovo.

Iniziamo, come sempre, con qualche brano old.

E questa me l’ero pure dimenticata 🙁

Questa, però, no! Chi si ricorda cosa cantava chi la presenta? 🙂

Evvai col blues e belle donne! 🙂

Dura la bionda

Orrore, me l’ero scordato 🙁

Si cambia registro. E’ una cover ma lei è (era) una cantante strepitosa. Basta e avanza sentire l’inizio!

Lei è una cantante country (e a me il country fa c…..) ma in questo pezzo fa da spalla (e comunque niente da dire sulla sua voce). Lui non ha bisogno di presentazioni. Il brano è semplicemente stupendo.

Natale 2016

25 dicembre 2016 da Emilio Conti

Quest’anno, a seguito di una serie di eventi concomitanti, non sono riuscito a preparare la solita rassegna musicale natalizia. Spero di rifarmi per gli auguri dell’anno nuovo. Per adesso accontentatevi di questo classico (che non ho mai pubblicato). Tanti auguri a tutti.

Il ritorno del fighetta – prima puntata

17 settembre 2016 da bsìa

Notizia:Strade colabrodo, ma i soldi non ci sonosottotitoloIl presidente dell’Area vasta: «Solo 450mila euro per sistemare le tante arterie lomelline. Il futuro è tutto da decifrare»1

Commento: ecco, se c’è da decifrare sarebbe stato meglio eleggere un esperto in crittografia capace di decifrare l’atbash, la scitala, il cifrario di Cesare, Vigenère, Vernam, ecc. E invece, ancora lui a menarci il torrone con “non ho i soldi”. E allora che ci fa lì? 👿

  1. La Provincia PAVESE – 17.09.2016 – pag. 31 []

Il popolo-colesterolo, quello buono vota bene, quello cattivo è zozzone

3 luglio 2016 da Emilio Conti

di Alessandro Robecchi – www.alessandrorobecchi.it

Insomma, ecco qui: abbiamo un problemino col popolo. A giudicare dai solenni scritti sul referendum britannico sembrerebbe una gran rottura di palle, e le analisi si concentrano sulla particolare composizione dell’elettorato inglese: da una parte i colti, benestanti, saggi, europei con casa in centro, libri e afflato democratico, e giovani; dall’altra buzzurri, contadini, anziani scontenti, razzisti, xenofobi e tutti quelli che fanno la doccia solo al giovedì. Non è facile trovare le parole per questo, ma si può sempre provare: quello buono è il popolo, e gli altri sono i populisti.

Ora, questa faccenda dei populisti sembra sistemare ogni cosa: tamponi sull’autostrada? Colpa dei populisti. Non ti viene il soufflé? Populismo!

E’ una nuova accezione della parola popolo che pare accettata a sinistra: come il colesterolo, c’è quello buono (progressista, che legge i giornali e vota come si deve) e quello cattivo (zozzoni). Un dibattito che non è solo inglese, basti pensare che la parola popolo qui si pronuncia “periferie”, cioè quelle che bellamente nelle recenti elezioni se ne sono andate facendo ciaone al Pd. Dopodiché, giù analisi sulle periferie che “le abbiamo abbandonate”, che “ora sono la priorità”, eccetera eccetera.

Il berlusconismo buonanima aveva risolto il problema privilegiando la “gente” a discapito del “popolo”, ma poi non aveva resistito al suo speciale populismo e si era battezzato Popolo delle libertà, un testacoda notevolissimo. Testacoda anche inglese, perché a chiamare il popolo a votare era stato quel Cameron (uno che ha studiato a Eton e Oxford, uno per cui il popolo è quello che ti sella il cavallo nella tenuta di campagna) che sperava nel plebiscito, e poi è passato da “dinamico leader” a “coglione conclamato”.

Eravamo abituati a pensare alla Gran Bretagna come a un posto decisamente fighetto, compostamente in coda alla Tate Gallery, e ormai quando qualcuno ci faceva vedere la vera Inghilterra (tipo Ken Loach) si mormorava: uh, che palle, ancora con questi poveri! E come sono brutti! Perché non si comprano qualcosa in Oxford Street?

Ma resta il problema: ammesso e non concesso che il 52 per cento dei britannici sia incolto, burino, razzista, ignorante, stupido ed egoista, quale democrazia matura mantiene più della metà del suo popolo in condizione di incultura, burinaggine, razzismo, ignoranza stupidità ed egoismo? E’ una specie di equazione della democrazia: se i poveri sono ignoranti bisognerà lavorare per avere meno poveri e meno ignoranti. Questo significa welfare e riduzione delle diseguaglianze, mentre invece da decenni – in tutta Europa e pure qui da noi – si è ridotto il welfare e si è aumentata la diseguaglianza. La sinistra dovrebbe portare il popolo alla Tate Gallery, non sputargli in un occhio dicendo che è diventato razzista. Eppure.

Che il popolo sia una gran rottura di coglioni è peraltro noto da sempre, chiedere a Luigi XVI, agli zar, ai tedeschi in ritirata sulla linea gotica. E in più ha una sua specifica tigna: o gli tocca qualche quota nella distribuzione della ricchezza e del benessere, oppure si incazza con modalità impreviste, anche deplorevoli. Ora va di moda dire che il popolo inglese ha seguito l’impresentabile Farage, che però vanta meno di un quarto dei consensi raccolti dalla Brexit. Così come qui prevale la moda di dire che il popolo poi sceglie Salvini, mentre Salvini conta, per fortuna, meno del due di picche. Insomma, abbiamo un problemino col popolo brutto, sporco e cattivo. Un tempo, quando si leggeva Marx (uh, che noia!) si sarebbe detto che siamo alle prese con una questione di classe. Oggi che tutto è più moderno e veloce, si sistema la questione archiviando il popolo come nemico, incolto, malvestito e un po’ ignorante. E’ più facile, è più smart, ma un po’ rischioso.

Bsiàte – novantunesima puntata

25 maggio 2016 da bsìa

Dichiarazione: “In questo momento di crisi economica internazionale noi avremo tutti questi interventi grazie a finanziamenti dall’esterno che quindi non andranno minimamente a gravare sulle tasche dei cittadini”1

Commento: daje Fà che solo i gonzi ormai ti credono!

  1. “Belgioioso, lavori all’argine alle strade e alla rete fognaria” – La Provincia PAVESE – 25.05.2016 – pag. 18 []

Che pena!

20 maggio 2016 da bsìa

La buonanima (politicamente parlando) del Silvio (B.) soleva ripetere che bisogna trattare il cittadino italiano come un bambino di undici anni. Dopo di che continuava a ripetere stratosferiche balle per centinaia di volte in base all’assunto che se ripeti una cazzata un’infinità di volte il suddetto cittadino (gonzo) finirà per prenderla per vera. Questi due approcci alla politica sono stati ampiamente praticati da sua_eccellentissima_ragionierità già da quando era “sindaco” del paesello e continua ad essere portata avanti. Che nel nostro paese ci sia ancora una bella massa (anche se in calo) di gonzi (bambini di undici anni per dirla alla Silvio) è un dato di fatto e, forse, sarà per questo che i nostri eroi continuano a cimentarsi nel reiterare le minchiate: bisogna non assottigliare ulteriormente la base gonza.

Prendiamo i due ultimi articoli apparsi sulla stampa locale1 nei quali ci viene ripropinata la favola che la maggior parte dei fondi che servono per i lavori di manutenzione del paese e per la ristrutturazione del mitologico maniero sarebbero, per la maggior parte, a fondo perduto o gentilmente offerti da terzi di cui però non siamo mai venuti a conoscenza dei nomi: che culo che abbiamo!

Che sia una puttanata, almeno per quanto riguarda la ristrutturazione del castello, lo possiamo facilmente dimostrare. Il nostro “stragiabüla” ha infatti affermato che l’ottanta per cento dei fondi sarebbero a fondo perduto (che siano o meno a fondo perduto non significa che non provengano da tassazione). Bene, se così è significa che il restante venti percento ce l’abbiamo messo noi. Orbene, fino a quando sgur_di_trì aveva il tempo per scrivere su questo blog aveva calcolato in più di quattro milioni di euro l’ammontare dei mutui sottoscritti per la ristrutturazione del castello. Ora, se quei quattro milioni (e passa) di euro (OTTO MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE) rappresentano il venti percento del costo della ristrutturazione questo significa che il restante ottanta percento ammonterebbe a SEDICI MILIONI DI EURO (TRENTADUE MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE) per un totale di VENTI MILIONI di euro!! 😯

Domanda: ma secondo voi i lavori che sono stati fatti in castello valgono 20 milioni di euro?

Forza gonzi, non avete ancora capito che Babbo Natale non esiste? Non vi accorgete che fate un po’ pena?

  1. Belgioioso, è scontro sui numeri di bilancio e sui costi del castello” del 15.05.2016 pag. 17 e “Strade, scuole e rete fognaria – Cantieri per 1,5 milioni di euro” del 17.05.2016 pag. 16 su La Provincia PAVESE []

Dopo aver “fatto i conti” ti spezzo pure la rotula. Ma sempre in amicizia

26 marzo 2016 da Emilio Conti

di Alessandro Robecchi – www.alessandrorobecchi.it

“Domani facciamo i conti” è una a frase che ci siamo sentiti dire tutti almeno una volta nella vita. Da mamma quando perdevamo il quaderno di matematica (correva la seconda elementare, credo), dal compagno di classe, forse persino dall’allenatore quando si batteva la fiacca e si veniva minacciati di dieci giri di campo punitivi. Beata gioventù. Poi, crescendo, “domani facciamo i conti” è una frase che non abbiamo sentito più, perché, da adulti, una simile provocatoria arroganza risulta irricevibile: è una di quelle cose che si dicono ai sottoposti, ai succubi e ai sudditi, una sottolineatura di potere che chi ha il potere veramente non userebbe. Pensare che “domani facciamo i conti” fosse l’esergo, la mirabile premessa, di una discussione interna del Pd mette una certa tenerezza a chiunque sappia vedere il lato B dell’arroganza, cioè la debolezza e l’insicurezza. Ma come al solito, è meglio portarsi avanti col lavoro e analizzare le prossime dichiarazioni programmatiche del presidente del consiglio, che è anche segretario del Pd, che è anche l’ispiratore della soave narrazione corrente. Ecco dunque alcune parole d’ordine che guideranno nei prossimi giorni la discussione nel partito di governo.
Ti rigo la macchina. Posizione moderata e interlocutoria rivolta a chi voglia votare (votare sì, ma anche solo votare) al referendum sulle trivellazioni del 17 aprile. Un referendum indetto tra gli altri da alcuni governatori del Pd sul quale il Pd, senza discussione, ha invitato ad astenersi. Annunciato da una serafica e svaporata dichiarazione della Serracchiani, l’ordine del giorno ha aperto un dibattito nella sinistra del partito: andare il taxi, a piedi, o non andare?
Ti metto la trielina nello spritz. Amichevole avvertimento a chi, a sinistra, sta valutando l’ipotesi di non votare i candidati renzisti alle imminenti amministrative. Non si tratta di una minaccia, certo, ma di una forma di pressione politica del tutto legittima della maggioranza del partito rispetto ad elementi fastidiosamente dissidenti. Si spera, con questo argomento denso di sostanza politica, di allineare la minoranza ai voleri della segreteria, vogliosa di ripianare con un sorriso il dibattito interno.
Ti abbandono in autostrada. Altra parola d’ordine per il sereno e costruttivo confronto interno al Pd. Gli hashtag consigliati dai guru della comunicazione per sostenere questo volonteroso invito al dialogo sono #luridigufi, #tisputo e #cosedigulag, parole distensive che dovrebbero – secondo le intenzioni del segretario – invogliare gli elettori riottosi o perplessi a sostenere convinti la segreteria. I membri della minoranza interna valutano l’apertura, apprezzano l’ammorbidirsi del toni e lodano la volontà di mediazione, ma ancora non si fidano del tutto.
Ti rompo una rotula. Finalmente un ordine del giorno della segreteria Pd che dichiara apertamente la voglia di confronto sereno e pacato con la minoranza. Dedicato a chi, all’interno del Pd, storce un po’ il naso per le vicende della famiglia Boschi, per l’accusa di bancarotta fraudolenta al padre della ministra diventato vicepresidente di banca dopo che lei è diventata ministra, una bizzarra coincidenza. Per la discussione, i tempi sono stati severamente contingentati, tutti potranno parlare per tre minuti, ma i membri della segreteria più vicini al premier potranno farlo utilizzando una mazza da baseball. La minoranza interna accetta in dibattito munita di vistose ginocchiere in ghisa.
Al termine di queste articolate discussioni, la direzione del Pd incassa il voto favorevole dei suoi membri e si rivolge alla sinistra interna, di cui ha bisogno per Sala a Milano, Giachetti a Roma e Valente a Napoli, con un appello che distende il clima e rasserena gli animi: “Siamo tutti una grande famiglia, vero, bastardi?”.

Bsiàte – novantesima puntata

26 marzo 2016 da bsìa

Notizia:Belgioioso, firme per la tangenzialina1

Commento: adesso siamo alla raccolta delle firme e non, badate bene, per la tangenziale, ma per la tangenzialina! 😯  Dov’è finito quel gran signore che, quando noi del blog chiudevamo i post con un perentorio “La tangenziale non la faranno mai”, si appostava dietro gli angoli del paese per intercettare il nostro boss e rinfacciargli “Faremo la tangenziale”? Ah già, che pirla che sono, starà raccogliendo firme! 😈

  1. La Provincia PAVESE – 22.03.2016 – pag. 17 []