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Sudditi

14 luglio 2017 da Emilio Conti

Sperando che Massimo Fini non mi quereli per aver usato per il titolo del post quello di un suo libro, scrivo queste note per dimostrare, ancora una volta, come il nostro Stato (qui inteso come l’insieme degli enti pubblici territoriali) escogiti procedure per metterlo, mi scuso per il francesismo, in quel posto al cittadino.

Ebbene, finalmente anche il sottoscritto è stato beccato, prima volta in vita sua, da un velox e multato di conseguenza. Veramente non di velox si tratta ma di “tutor”: quello di Torrevecchia Pia  (pare già oggetto di scatenamento da parte di un’associazione dei consumatori, almeno a mia conoscenza).  Riporto parte del verbale: “(…) L’infrazione è stata commessa nel Comune di Torrevecchia Pia in data 01/04/2017 alle ore 15:59:31.418 nel tratto avente lunghezza 1,422 km che è stato percorso in un tempo di 65,652 secondi (pari a 0,01823667 ore)1 e che termina (…). Il veicolo indicato percorreva il tratto di strada sottoposta al limite massimo di 70 km/h procedendo ad una velocità media di 77 km/h; al predetto valore, risultante dalle prove fotografiche, viene detratta la tolleranza a favore del trasgressore del 5% con un minimo di 5 km/h. Il valore risultante di 72 km/h supera il limite massimo consentito di 2 km/h.

La prima cosa che salta all’occhio, almeno per me, è che i tempi riportano anche i millesimi di secondo, come se si trattasse di una corsa in cui, per determinare il vincitore siano necessari anche i millesimi di secondo: un’assurdità! Secondariamente e, sempre per me stranamente, lo sforamento del limite di velocità e di 2 km/h, come nel caso delle due multe di mia figlia e quella del figlio di un mio amico in quel caso rilevate a Belgioioso (sarebbe interessante sapere se la ditta del tutor è la stessa del velox di Belgioioso).

Ma la vera presa per i fondelli viene dopo. Nel mio caso l’ammenda ammonta a 41,00 euro più 18 euro di spese procedurali2 (alla facciazza) per un totale di 59,00 euro. Il verbale mi segnala che ho 60 giorni di tempo per pagare l’ammenda e che lo posso fare anche con bonifico bancario: e uno dice “Però finalmente si sono adeguati ai tempi moderni”. Ma c’è il trucco. Proseguendo si legge “Ai sensi dell’art. 20 del D.L.vo 69/2013 è ammesso il pagamento in misura ulteriormente ridotta del 30% della sola sanzione3 pari a (…) entro 5 giorni dalla notifica.

Due trappole in una sola frase: 1 i cinque giorni quali sono? Non viene specificato. Perché? Perché la maggior parte delle persone normali, trattandosi di pagamenti consentiti pure con bonifico bancario, pensa a giorni lavorativi. Errore, sono giorni di calendario il che vuol dire che bisogna stare molto attenti alle domeniche e, più pericoloso ancora, alle feste infrasettimanali. E se si sbaglia sono guai. 2 i cinque giorni iniziano dalla data di notifica!

E qui che viene la parte migliore! Martedì 11 luglio sono dovuto tornare dalla montagna per alcune commissioni e trovo l’avviso di giacenza, datato 1 luglio, presso il locale ufficio postale di una raccomandata A.R. che vado immediatamente a ritirare. Si tratta, come avrete ben capito, della contravvenzione di cui sto parlando. Ovviamente l’ufficio postale mi rilascia la distinta di consegna con data e ora del ritiro. La domanda che immediatamente mi pongo è: ma per data di notifica si intende quando viene ritirata la missiva oppure quando il postino ha lasciato l’avviso di giacenza? Chiedo a chi di dovere e la risposta è raggelante: per data di notifica si intende quella in cui il postino ha lasciato l’avviso.

Ora, sarà un caso che queste raccomandate arrivino nel periodo estivo (pure le due di mia figlia) quando molte persone sono in ferie così da non permettere di pagare con lo sconto del 30%? E chi è via per lavoro o è ricoverato in ospedale e non ha nessuno che gli controlli la posta? Tutto studiato ad arte!

Pensate sia finita? Col cavolo. Appurato che ormai non posso più usufruire dello sconto mi accorgo che l’infrazione è stata commessa il primo aprile, dal momento che per essere valida la notifica deve essere recapitata entro 90 giorni (sempre di calendario) dall’infrazione, mi metto a contare (si deve escludere dal conteggio  il giorno in cui l’infrazione è avvenuta): 29 giorni di aprile, 31 di maggio e 30 di giugno totale 90 giorni, quindi il 1 luglio risulta essere il 91° e quindi la contravvenzione si può non pagare facendo ricorso al Prefetto o Giudice di Pace. Ma se si ricorre al Giudice di Pace occorre pagare anticipatamente il c.d. “contributo unificato” che ammonta a 43,00 euro! Ne vale la pena per ammende basse? Ovvio che no. Mentre se ci si rivolge al Prefetto e quello vi dà torto vi raddoppia pure, minimo, l’ammenda.

Perché invece non prevedere di andare direttamente presso l’ufficio della Polizia locale dimostrare quanto dovuto e, se si ha ragione, farsi cancellare multa e verbale? Perché sarebbe troppo semplice, da paese civile che tutela i diritti dei propri CITTADINI. Invece nella bella Italia lo scopo è di farti pagare rendendoti antieconomico qualsiasi ricorso.

Ricapitolando:

  • i cinque giorni sono di calendario, se ti confondi sono cavoli;
  • la data cui partono i 5 giorni è quella della notifica, se non sei a casa sono cavoli tuoi;
  • i ricorsi per piccoli importi vengono ostacolati.

Benvenuti nella patria del diritto.

 

  1. E chi se ne frega? []
  2. Le spese procedurali sono “giustamente determinate” dalla Giunta comunale, la quale un domani potrebbe anche “determinare giustamente” le stesse per importi ben maggiori in dipendenza dalle finanze del Comune []
  3. E quindi NON delle spese procedurali []

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