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Dedicato ad un anonimo compaesano

6 ottobre 2011 da Emilio Conti

Vorrei dedicare, come il titolo del post evidenzia, queste note ad un nostro compaesano anonimo. Il post è piuttosto lungo: chi avrà la pazienza di leggerlo fino alla fine scoprirà cose molto interessanti.

Dovete sapere che a Belgioioso c’è una persona che segue puntualmente il blog e che mi scrive lettere anonime, a volte contenenti note o richieste, altre volte fotocopie di articoli di Vittorio Feltri o di altri giornalisti di destra, magari corredate da un’annotazione che mi invita a leggere qualcosa di diverso dal solito Marco Travaglio. Pensate, un persona che, ogni tanto, prende una busta, l’affranca e me la spedisce, che dedica al blog parte del suo tempo e del suo denaro: il tutto mi dà, ovviamente, una certa soddisfazione. Vorrei assicurare l’anonimo lettore del blog che gli articoli che mi spedisce li leggo (leggo tutto) e nel contempo precisargli che oltre a leggere quotidianamente “il Fatto Quotidiano”, “il manifesto” (orrore!!!) e “la Provincia PAVESE”, saltuariamente “la Repubblica” (ri-orrore!) o il Corriere, oltre a questi, leggo anche diverse testate on-line – Punto Informatico, Ansa, testate straniere  –  e/o altri siti di carattere tecnico e diversi altri blog. E’ vero, mi rifiuto ostinatamente di leggere la stampa di destra, non perché reputi che scriva solo scempiaggini (nessuno scrive solo scempiaggini) ma perché la trovo quasi sempre in malafede, soprattutto quando parla di economia. E dal momento che pur essendo la mia laurea in Scienze politiche, l’indirizzo specialistico è però “economico” e questo significa che qualcosina in quel campo la conosco, e non è così semplice, quindi, darmela facilmente a bere.

Non ne ho mai parlato perché non ammetto gli interventi in forma anonima. Avevo fatto un’eccezione qualche tempo fa a proposito di un certo “Luigi” che aveva scritto cose anche piuttosto interessanti e che avevo pregato, per discuterne, di palesarsi garantendogli che non avrei rivelato la sua identità. Nessuna risposta. E da allora, di tante lettere anonime che ricevo non ne ho mai fatto menzione. Perché adesso faccio un’eccezione? Perché mi vien dato lo spunto per parlare di un argomento che mi riguarda personalmente, e come me altre migliaia di pensionati (tra cui credo il mio anonimo lettore), e che dimostra come questo governo ricorra alla psicologia pubblicitaria per “infinocchiare” i cittadini e fargli digerire l’indigeribile.

Come sapete, quanto a luglio si è incominciato a parlare seriamente della crisi che ha colpito il nostro paese, dopo che il nostro governo l’aveva negata pervicacemente per mesi, se non per anni, improvvisamente si è deciso di intervenire con il primo decreto economico, sollecitato anche dal presidente Napolitano, Come sempre tra le misure adottate si è andati a colpire, tra l’altro, le pensioni, bersaglio preferito, da vent’anni a questa parte, di destra e sinistra, andando a modificare il metodo di indicizzazione delle pensioni all’inflazione. Nella prima stesura si affermava che l’indicizzazione doveva essere piena per pensioni di importo fino a tre volte la pensione minima, che ammonta a 460,97 euro lordi mensili (stiamo parlando di pensioni fino a 1.382,91 euro lordi mensili – 460,97 x 3); per le pensioni di importo fino a cinque volte la pensione minima (cioè pensioni fino a 2.304,85 euro lordi mensili – 460,97 x 5), l’indicizzazione rimaneva piena per i primi 1.382,91 euro, mentre veniva abbattuta al 40% per la parte eccedente (921,94 euro); per le pensioni superiori a 5 volte la pensione minima nessuna indicizzazione (sempre, ben inteso, per la parte eccedente).

Come sempre, questi tecnicismi, che a descriverli sono piuttosto incomprensibili, diventano più chiari se spiegati con degli esempi. Supponiamo dunque che ci sia stata un’inflazione del 3% su base annua (come sembra essere quella di quest’anno in Italia) come sarebbe avvenuta la riparametrazione in base alla prima stesura del decreto? Su pensioni lorde fino a 1.382,91 euro lordi mensili il conguaglio sarebbe stato pieno,  vale a dire: 3 x 1.382,91 / 100 =  41,49 euro lordi mensili. Per chi invece ha una pensione lorda di  2.304,85 euro lordi mensili (5 volte la minima) il conguaglio sarebbe di 41,49 euro (riparametrazione piena sulla parte corrispondente a 3 pensioni minime) più il 40% del 3% sulla restante parte pari alla quarta e quinta pensione minima, vale a dire che il 3% si riduce allo 1,2% sui rimanenti 921,94 euro per un totale di 11,06 euro (921,94 x 1,2 / 100). Il conguaglio finale per coloro la cui pensione è di 5 volte la pensione minima risulta quindi essere di 52,55 euro (41,49 + 11,06). Importo che rimane invariato per coloro che percepiscono pensioni superiori a 5 volte la pensione minima perché per la parte eccedente non vi è più alcun recupero d’inflazione.

Questo è quello che sarebbe successo se fosse stata approvata la prima stesura. Ma cos’è successo? Che i sindacati, ma non solo, hanno incominciato a strillare accusando di furto ai danni dei pensionati: e furto lo era (e tale è rimasto, come capirete se avrete la pazienza di leggere tutto). Allora il governo dei pubblicitari ha fatto un “bel gesto” e ha detto: effettivamente il 40% di riparametrazione è un po’ poco. Accontentiamo questi rompiscatole e portiamo la percentuale (per la parte eccedente le tre pensioni minime e fino a cinque volte tale pensione)  dal 40% al 70%. Per la parte eccedente le 5 pensioni minime tutto è rimasto come nella prima stesura: cioè niente recupero d’inflazione. Tutti a gridare alla grande vittoria e ad aver fatto “rinsavire” questo governo. Questo è quanto è passato ed è attualmente in vigore. Quindi cos’è cambiato rispetto all’esempio numerico precedente? E’ cambiato che anziché riparametrare all’1,2% la parte eccedente le 3 pensioni minime, il conguaglio avviene al 2,1% (il 70% del 3%) per un importo di  euro 19,36  (921,94 x 2,1 / 100 = 19,36) con un totale complessivo di 60,85 euro (41,49 + 19,36) che è un po’ di più dei 52,55 che sarebbero risultati se fosse passata la prima ipotesi. Anche in questo caso, per le pensioni di importo superiore alle 5 mensilità minime, il conguaglio rimane sempre a 60,85. Stiamo parlando, ovviamente di importi lordi che poi vengono ridotti dall’aliquota fiscale che in media si aggira attorno al 23%.

Questo modo di procedere io lo chiamo “trattativa da suq arabo” (con il massimo rispetto per gli arabi). “Compra tappeto, mister! Solo cento euri”. “Te ne do venti”. “No dai, facciamo ottanta” ecc. per poi concludere a cinquanta. “40%, non tutto”, “No, dai facciamo 90%”, “55%” “80%” per concludere a 70%.

Ma il problema è:

com’era il calcolo del recupero dell’inflazione prima di questo ennesimo ladrocinio?

Come si fa a fare un confronto se manca uno dei due termini di paragone? C’è qualche giornale o TV che ve lo ha spiegato? Quanto mai: “questo è un argomento tecnico e non bisogna stancare il telespettatore o il lettore con i tecnicismi che poi non capirebbe”. Oltretutto trattano i cittadini da deficienti. Beh, non ve l’hanno detto loro, ve lo dico io e non è un compito tanto difficile, basta leggere attentamente quanto viene riportato nel mod. Obis M dell’INPS che viene spedito ad inizio anno a ciascun pensionato, che recita nel riquadro “AUMENTI DI PEREQUAZIONE AUTOMATICA PREVISIONALE DELLE PENSIONI PER L’ANNO ….“:

– nella misura del 100% per la parte di pensione fino a tre volte il trattamento minimo (fino a euro 1.382,91);
– nella misura del 90% per la parte di pensione fino a cinque volte il trattamento minimo (fino a euro 2.304,85);
– nella misura del 75% per la parte di pensione oltre cinque volte il trattamento minimo.

Conclusione: rubato completamente il 75% per la parte di pensione che eccede cinque volte la pensione minima; rubato il 20% (da 90% a 70%) per la parte di pensione che va da tre a cinque volte la pensione minima.

Quali sono gli effetti di un simile taglieggiamento, oltre all’ovvia riduzione nel rimborso dell’inflazione? Per capirlo bisogna chiedersi: a quali categorie appartengono coloro che percepiscono pensioni fino a tre volte quella minima? E quali quelle che superano tale soglia? Nella prima categoria rientrano tutte quelle pensioni che sono state date come ammortizzatori sociali: invece dell’indennità di disoccupazione ti do la pensione minima. Stiamo parlando di persone che di contributi ne hanno versati pochi o niente. Sempre in questa categoria rientrano anche buona parte delle pensioni di artigiani e commercianti che, vuoi per il fatto che sono categorie che godono di un trattamento per contributi previdenziali più agevolato del resto dei lavoratori (che però gli frutta una pensione più bassa) vuoi perché appartengono anche a categorie nelle quali l’evasione fiscale è molto diffusa, percepiscono pensioni che vanno dai 700,00 ai 900,00 euro netti mensili e quindi rientrano nei famosi 1.382,91 euro lordi mensili. La parte rimanente è rappresentata da operai ai gradini di stipendi più bassi. Nell’altra categoria, quella da quattro pensioni minime in su, troviamo gran parte degli operai e tutti gli impiegati. Risultato: chi non ha pagato contributi o chi ha evaso non viene minimamente penalizzato. Al contrario degli operai e degli impiegati che, in quanto lavoratori dipendenti, si sono pagati tutti i contributi e non hanno evaso. Vale a dire, la solita storia.

Pensate che sia finita qui? Tremonti è un tributarista e le cose le pensa bene! Per rispondere alla domanda precedente è necessario porne un’altra: dal momento che i conguagli pensionistici si fanno ad inizio anno, che bisogno c’era di inserire la modifica del calcolo del rimborso dell’inflazione di corsa in un decreto nel mese di luglio? Ogni gennaio, infatti, l’INPS esegue due operazioni: 1° calcola l’incremento di pensione in base al tasso di inflazione programmato per l’anno appena cominciato e 2° effettua il conguaglio tra in tasso di inflazione programmato e il reale tasso di inflazione per l’anno precedente. Se prendete il già citato Mod. Obis M di quest’anno, sempre nella sezione citata troverete scritto: “Per l’anno 2011, l’aumento per l’adeguamento al costo della vita è pari  all’1,4%“. L’INPS prevedeva che quest’anno l’inflazione sarebbe stata del 1,4%. Sappiamo invece che già adesso si sta parlando di un’inflazione del 3,1%. Poco male, all’inizio dell’anno prossimo avremo il conguaglio sulla differenza, ovvero sull’1,7%. Ma con quale metodo di calcolo? Quello vecchio (100%, 90% e 75%) o quello nuovo (100% e 70%)? Mi sembra inutile rispondervi. La risposta la sapete già.

Vorrei lasciare questo chilometrico post rivolgendovi un’altra domanda: come mai con l’INPS in forte attivo, quando si vuole far cassa si continua a colpire pensionandi e pensionati?

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P.S. Il mio anonimo amico mi ha mandato un’altra missiva nella quale mi chiede 1° se è vero che il nostro sindaco abbia intenzione di non rispettare il “Patto di stabilità”. La risposta è semplice: l’ha dichiarato lui stesso sulla stampa locale; più difficile è prevedere se manterrà la promessa o meno; 😛 e 2° se è vero che i mutui contratti dal Comune ammontino a 7 milioni di euro di cui 4 accesi da Zucca nelle sue due “legislature”. Qui la risposta è un po’ più difficile soprattutto per quanto riguarda quelli precedenti la discesa in campo. Se non ricordo male un calcolo approssimativo l’aveva fatto il Migliavacca per quelli accesi dallo Zucca e la cifra si avvicinava effettivamente ai 4 milioni di euro. Il problema, a mio avviso, non si riduce solo all’ammontare dei mutui, ma anche alla loro durata e al loro costo, ovvero il tasso d’interesse contrattuale.

Una risposta certa la potrebbe dare solo il Revisore dei conti del Comune che non la darà certamente a un blog così critico, ma la dovrebbe fornire su richiesta dell’opposizione, se questa si decidesse una buona volta a darsi una mossa.

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