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Liberalizzazioni?

12 dicembre 2007 da Emilio Conti

Strana la stampa in questo paese: il gossip, le inanità, i deliri di qualche potente più o meno colpito da Alzheimer o da mania di onnipotenza trovano un’immediata, e spesso anche esagerata, eco sui media (siano essi giornali o TV), mentre notizie importanti che aprirebbero gli occhi ai cittadini o vengono pubblicate in trafiletti semi invisibili nelle pagine interne dei giornali o completamente ignorate.

E’ il caso della notizia odierna riguardante una delle cosiddette "liberalizzazioni" che dovrebbero, stando ai neoliberisti nostrani, presenti in gran numero nella cosiddetta sinistra dell’attuale governo, portare giovamenti concreti al consumatore (ormai non siamo più cittadini, ma semplici consumatori). Ora, "la libera concorrenza", su cui dovrebbe basarsi "il mercato", è piuttosto rara (per non dire rarissima) e riveste carattere prevalentemente teorico (qualcuno vada a leggersi Sraffa) per non dire ideologico. Un’ideologia che è il rovescio di quella marxiana, ma di ideologia sempre si tratta. Chi ha studiato la materia economica a livello superiore (università) sa che concetti quali "monopolio", "fallimento del mercato", "beni pubblici e beni privati", "esternalità" si imparano al primo anno di qualsiasi corso che preveda lo studio della Microeconomia (o Economia Politica). Questi concetti però, chi dovrebbe fare informazione evita accuratamente di spiegarli al cittadino, rimanendo, pertanto, patrimonio di coloro che, appunto, hanno fatto studi specialistici.

Ma torniamo in tema. Cosa dicono le sirene neoliberiste nostrane (e non solo)? Togliere allo Stato perché il privato e meglio! Infatti si è passati da monopoli pubblici a monopoli privati. E nessuno che abbia obiettato "Ma il problema NON è CHI è il titolare del monopolio. Il problema E’ il monopolio". Altro assioma: "stimoliamo la concorrenza e togliamo privilegi a categorie che da troppo tempo ne godono. Più concorrenza = migliori servizi + prezzi inferiori". Ah sì? Certo, dappertutto, tranne che in Italia.

Ed eccoci giunti alla notizia: "Raggiunto l’accordo con i taxisti romani: 500 licenze in più ed incremento delle tariffe del 18%". Lo riscrivo per evitare che qualcuno pensi ad un errore di battitura: diciotto percento! E la teoria economica? E gli strepitosi vantaggi per i consumatori? E l’inflazione programmata? Che ingenuo, questa vale solo per i lavoratori dipendenti e per i pensionati.

Aspettando con ansia che qualche "economista" di "rango" pubblichi articoli critici infiammati su questa anomalia, come consumatore/cittadino ringrazio sentitamente il sig. Bersani e il sig. Veltroni quali migliori dimostratori empirici delle teorie economiche. Nel frattempo, causa blocco dei camionisti (e qui la concorrenza c’è), rimarremo senza generi alimentari e senza benzina (diminuita anch’essa a seguito dell’incredibile concorrenzialità dei petrolieri). Aspetto con ansia anche le prossime diminuzioni dei prezzi di gas, luce e acqua a seguito delle liberalizzazioni avvenute anche in questi settori economici.

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