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Un’idrovora pluriennale?

17 novembre 2007 da Emilio Conti

La notizia della costituzione di una Commissione per il castello, apparsa su La Provincia PAVESE del 15 novembre 2007, mi spinge ad alcune riflessioni sull’acquisto del “complesso monumentale denominato Castello di Belgioioso” effettuata dall’attuale amministrazione.

Già quando la notizia dell’intenzione del Comune di acquistare il “castello” si stava diffondendo in paese, circa un anno fa, aveva suscitato in molti concittadini, me compreso, dei forti dubbi sull’opportunità di una tale operazione. Dubbi che non sono scomparsi neanche quando si è passati dall’intenzione all’acquisto vero e proprio e si è venuti a conoscenza della giustificazione addotta dalla giunta. Non ricordo le parole esatte, ma il senso di tale motivazione, apparsa nella bacheca di piazza Vittorio Veneto, era questo: “se si considera l’estensione della costruzione, il prezzo pagato è più che vantaggioso”.

Si tratta, ovviamente, di una valutazione esclusivamente economicistica, che andrebbe bene per un qualsiasi tipo di immobile, ma che suscita delle perplessità se applicata ad un monumento storico. Questo tipo di ragionamento se venisse fatto da un costruttore edile in riferimento, ad esempio, all’acquisto di un vecchia cascina che poi trasformerà in un residence i cui appartamenti verranno rivenduti ai privati, avrebbe pienamente senso. Ci troveremmo davanti ad un “investimento” (anche se speculativo). Ma varrebbe lo stesso tipo di logica per il castello? La risposta non può che essere negativa, anche per quello che è successo immediatamente dopo l’acquisto. Infatti, trattandosi di un monumento storico, il comune ha dovuto cautelarsi contro eventuali lavori “errati” ricorrendo alla consulenza di uno studio legale. E questo è solamente uno dei costi che dovranno essere affrontati. Fino ad oggi tali costi, secondo quanto pubblicato da “Il Punto della Lega Nord” ammonterebbero a circa 41.760,00 euro. Una goccia se confrontata a quello che sarà necessario spendere per sistemare un monumento così vasto. I concittadini meno giovani ricorderanno le polemiche, e le spese, seguite alla ristrutturazione/riqualificazione della Chiesa dei Frati. Bene, è plausibile considerare il castello come dieci “Chiese dei Frati”. Fate un po’ i conti. Che poi qualcuno nell’amministrazione sappia già come far “rendere” un simile “investimento” non è dato sapere a noi poveri sudditi. Ma penso che non lo sappiano neanche loro, visto che si è dovuto costituire una commissione apposita che dovrebbe, leggendo tra le righe, far “fruttare” l’investimento. Forse.

Quello che però è ancor più criticabile sono le modalità con le quali l’intera operazione è stata svolta. In pratica, la giunta (ma sarebbe meglio dire “il sindaco” visto com’è fatta la legge elettorale per i comuni) decide di alterare il patrimonio del comune trattando un atto di questa portata come se fosse ordinaria amministrazione, vale a dire come se si dovesse decidere di asfaltare una strada, o rifare un marciapiede o una fognatura. Per far capire bene l’importanza di questo tipo di operazione basti pensare a cosa succede nelle società di capitali. Le decisioni che vanno a modificare il patrimonio di una società vengono definite come “straordinaria amministrazione” per differenziarla da quella di “ordinaria” che riguarda tutte le operazioni relative alla sua attività produttiva. Proprio per la loro rilevanza, gli atti di straordinaria amministrazione necessitano, per la loro approvazione, di maggioranze qualificate (solitamente i 2/3 degli aventi diritto al voto e non del semplice 51%). E’ evidente che un Comune non è una società di capitale, com’è altrettanto ovvio che non esiste nessuna legge che obblighi una giunta, ad esempio, ad avere anche i voti dell’opposizione per le operazioni inerenti al patrimonio. Quello che voglio dire è che, prima di affrontare un passo di tale portata, sarebbe stato un gesto veramente democratico sottoporlo all’approvazione della cittadinanza mediante un referendum, informandola correttamente su:

costo dell’acquisto
costo delle ristrutturazione/riqualificazione
destinazione (vale a dire l’impiego che se ne vuol fare)
dove e come reperire i fondi per una tale operazione

Tutto questo non è stato fatto perché temo che il vero motivo dell’acquisto del castello non risieda affatto nella presunta “economicità” dell’operazione, ma sia solo servito a soddisfare l’Ego smisurato di qualcuno, con il bel risultato di mettere il paese sotto i riflettori e la lente d’ingrandimento della Corte dei Conti; scaricare sui cittadini inconsapevoli costi che dureranno anni (se non decenni) e mettere in piedi altri “carrozzoni” di dubbia utilità.

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