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“L’amore vince, l’odio perde!”

3 gennaio 2010 da sgur_di_tri

“L’amore vince sull’odio”. Con questa frase, pronunciata dopo lo sciagurato gesto dello psicolabile di Milano, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha nuovamente dettato l’agenda politica, lasciando intendere di voler promuovere una nuova stagione nei rapporti fra i partiti. Non solo, ha anche parlato di un ipotetico Partito dell’amore al quale tutti si dovrebbero iscrivere (se non lo fai, vieni automaticamente iscritto al partito dell’odio “senza passare dal Via”?), e tutti si sono subito chiesti se mai sostituirà l’appena nato Partito delle libertà.

Staremo a vedere se (e come) si passerà dalle parole ai fatti concreti. Per intanto esiste un solo dato incontrovertibile, e cioè che il nostro Presidente del Consiglio, dopo essere stato ferroviere, pompiere, operaio, o altro ancora, sembra essere diventato anche filosofo. Al di là della facile ironia, dobbiamo presupporre che Berlusconi, quando parla dell’“amore che vince sull’odio”, si riferisca all’amore verso il prossimo, al cosiddetto amore altruistico, generalmente definito anche amore “universale”, inteso come rispetto reciproco, comprensione, tolleranza, giustizia, ecc..

Ma, in un periodo di crisi economica come questo, un Presidente del Consiglio che si rispetti, oltre che di nobili sentimenti, dovrebbe parlare anche di cose concrete che riguardano le persone, e cioè del lavoro che non c’è più, di come aiutare le famiglie  sempre più in difficoltà e che non riescono ad arrivare a fine mese, di ammortizzatori sociali veri, di come rilanciare l’economia, di come non perdere le occasioni di ripresa, di come affrontare la preoccupante questione sociale del nostro Paese, in sostanza, ricercare soluzioni che determinerebbero quel clima favorevole alla concordia sociale.

Su questi argomenti invece c’è il silenzio, il tempo passa e mi sembra che nulla venga fatto di fronte al dramma umano della disoccupazione dilagante e delle situazioni di disagio; forse si spera che la bufera passi in fretta e che l’economia si rimetta in moto da sola. Ho detto “mi sembra”, perché, a dire il vero, sono convinto invece che il nostro governo sappia benissimo cosa (non) sta facendo, e applichi appieno il metodo del non intervento sul mercato della Signora Thatcher, facendo pagare per intero la crisi ai lavoratori dipendenti e ai pensionati.

Inoltre, come se non bastasse, ha bellamente messo in liquidazione la scuola pubblica, contribuendo (certamente con tanto “amore”) a creare altre decine di migliaia di disoccupati e (con altrettanto “amore”) ha avviato una stangata per le famiglie anche per il 2010. Il governo si vanta anche di non mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma disinvoltamente permette ad altri di farlo, consentendo, proprio in queste ore, l’aumento della benzina e delle tariffe autostradali.

In conclusione, io penso che l’autentico “Amore per gli altri” che permea un governo si debba misurare sul terreno della giustizia sociale, non per le belle parole che usa, ma sulla base di fatti concreti. Per intanto non si fa altro che parlare (anche a sproposito) solo di sentimenti (amore, odio, fiducia, ottimismo), al puro scopo di distrarre l’attenzione e fuggire dai problemi reali della gente. “Venite signori, fate il nostro gioco! L’amore vince sempre!”. Auguri!

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