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Festa dei coscritti: ha ancora senso?

30 settembre 2008 da Emilio Conti

Ho letto stamane su La Provincia PAVESE, l’articolo dal titolo “Belgioioso, festa dei coscritti con 21 denunce”, dove viene descritta l’epica impresa dei nostri “baldi” giovani consistente nell’aver imbrattato, nella nostra stazione, una carrozza ferroviaria della linea Pavia-Codogno e della sacrosanta denuncia piovuta loro addosso. Naturalmente i giovani in questione sono di “buona famiglia” e i loro familiari han provveduto a dar loro una “bella strigliata” (immaginate solo per un momento se lo stesso gesto l’avessero compiuto dei rumeni, o degli albanesi, o senegalesi, o ecc. ecc.). Intanto sono contento che finalmente sia scattata una denuncia.

E’ già da qualche anno, infatti, che queste cosiddette “feste dei coscritti” lasciano imbrattate le strade del paese anche dove non si “potrebbe” scrivere. E’ sempre stata una tradizione  dei coscritti  quella di scrivere sulle strade, ma, almeno quando il coscritto lo feci io, era assolutamente vietato farlo sulla segnaletica stradale orizzontale (stop, strisce pedonali, linee di mezzeria, ecc.) e un vero e proprio tabù scrivere sulla strada statale (che ora è ex). Non solo, ma proprio per evitare questi eccessi era d’obbligo scegliere nel gruppo uno o più elementi che erano i responsabili delle azioni di tutti e che dovevano presentarsi alla locale stazione dei carabinieri a fornire le loro generalità e ricevere dal maresciallo le indicazioni su quello che era vietato e quello che era consentito. Se qualcosa andava storto erano questi che pagavano, ed era un ottimo deterrente. Evidentemente adesso questo un s’usa più, visto come sono state trattate le strade del paese negli ultimi anni. Può essere che le regole che vigevano una volta, e che ho descritto più sopra, non valgono più? Oppure ci sono ancora e tutti se ne sono scordati?

C’è anche un altro aspetto che pochi sembrano aver colto. La festa dei coscritti si faceva quando i giovani raggiungevano l’età della coscrizione (diciotto anni). Vale a dire quando l’arruolamento nelle forze armate era obbligatorio  e ci si doveva presentare per i test psico-fisici (i famosi “tre giorni”). Dal 1 gennaio del 2005, però, in Italia la leva non è più obbligatoria, per cui chiamare una festa “festa dei coscritti” è semplicemente un controsenso. E’ da tre anni che non esistono più i coscritti, ma si continua imperterriti a celebrarne la festa. E’ pur vero che questa sanciva anche il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. La si vuole mantenere con questo significato? Benissimo. Ma almeno, per evitare episodi analoghi,  si ritorni a una sana responsabilizzazione sia dei partecipanti che di coloro che devono vegliare sui loro comportamenti (e non sto parlando solo dei genitori).

P.S. Stando a quanto riportato nell’articolo, sembra che il nostro sindaco sia stato informato dell’accaduto solo successivamente in quanto assente per un convegno tenutosi a Venezia1. Faccio notare che era assente anche quando scoppiò la grana del “corvo” (allora si trovava negli Stati uniti in ferie).

 

  1. Io però l’ho visto sabato scorso alle 13 sul “Listone”  con tanto di fascia tricolore. Scambio di date dell’articolista? []

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