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L’ultimo angolo

4 novembre 2008 da Emilio Conti

Dire che noi italiani siamo un “po’ allergici” alle regole è ormai risaputo e non rappresenta certo una novità. Da noi le regole (leggi) vengono considerate, nel migliore dei casi, come dei “consigli”,  che se ci vanno a genio seguiamo, altrimenti ignoriamo, semplicemente. Non è forse per questo motivo che siamo la nazione con il maggior numero di indulti, amnistie e condoni? Tra i comportamenti più deprecabili quello che infastidisce e indigna maggiormente. dopo l’evasione fiscale, è l’abusivismo edilizio, sia per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni. Le nuove costruzioni abusive possono avere come conseguenza la deturpazione di un ambiente di particolare interesse naturale o storico-artistico; le ristrutturazioni lo stravolgimento del “panorama urbano” e, di conseguenza, della memoria.

Noi settentrionali ci riteniamo, a torto, più civili del resto d’Italia e ci auto-consoliamo dicendoci che l’abuso edilizio è  una prerogativa meridionale: ma non è così. Forse qui da noi il fenomeno è stato mascherato da licenze edilizie dubbie (a voler credere alla buone fede) e quindi “legali”. E Belgioioso non ne è stato immune.

Chi ha occhi per vedere si sarà accorto di ville che hanno “inglobato” strade di campagna (interrompendole), case ristrutturate che sono cresciute in altezza con la velocità dei funghi (in una notte). Basta fare un giro per le “corti” di Belgioioso per accorgersi degli stupri edilizi che vi sono stati perpetrati. Il nostro paese, oltre ad avere la fortuna di possedere monumenti di rilevante interesse storico (castello, chiesa dei frati), è caratterizzato, come la maggior parte dei paesi della pianura lombarda, dalle corti. E molte delle case di corte sono state stravolte dalla “ristrutturazione” selvaggia (in alcuni casi l’intera corte). Chi le costruì probabilmente non era né  ingegnere né architetto (fortunatamente), ma, magari, un capomastro che aveva ben presente il concetto di proporzione. La facciata della casa ha certe dimensioni e, di conseguenza, quelle di porte e finestre saranno ad essa proporzionate. Provatevi a fare un giro per queste corti oggi! Scoprirete balconi enormi prima inesistenti. Finestre/porte-finestre dalle dimensioni assurde nonché abbaini nuovi di fiamma. Non so se le nostre corti possono considerarsi alla stessa stregua di una costruzione storica, come il castello, certamente però rivestono importanza culturale come costruzioni tipiche, la cui salvaguardia sarebbe dovuta essere tutelata meglio. Chi ha conosciuto le corti nelle loro versioni originali non può che rimanere sconcertato nel vedere le trasformazioni subite: il paesaggio cambia e la memoria viene cancellata.

Ma vi è anche un altra parte del paese, molto più importante delle corti, che è stata irrimediabilmente alterata: sto parlando della piazza. Tutte le case che vi si affacciano sono state innalzate di un piano (certamente con le dovute licenze edilizie) tranne una. Quella dove si trova il bar Londra, all’angolo con via XX Settembre. Corre voce che a fine anno i gestori del bar si ritireranno dalla loro attività. E corre altresì voce che il proprietario dell’immobile in questione sia già pronto ad innalzare di un piano la casa. Così anche l’ultimo angolo di piazza che conserva le sue caratteristiche originarie verrebbe cancellato. Speriamo siano solo delle voci, perché sarebbe ipocrita, poi, emozionarsi e commuoversi vedendo le vecchie fotografie di Grioni o le stampe tratte da un quadro dell’Inganni, e dire “Guarda com’era bella la nostra piazza!” Sarebbe bastato lasciarla com’era!

A futura memoria.dscf0170.jpg

 

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