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Come gli altri, se non peggio!

7 marzo 2011 da Emilio Conti

E’ stupefacente assistere alle metamorfosi che in questo paese, l’Italia, subiscono politici e partiti. Un giorno vedi alla TV il politico che urla contro la corruzione e, magari dopo un po’, vieni a sapere che quello stesso politico è passato in un altro schieramento dopo congrua mancia. Lo stesso avviene per i partiti. Basta ricordare la triste fine di un glorioso partito, quale quello socialista, quando alla sua guida arrivò un certo Craxi.

Adesso la storia sembra ripetersi. “Roma ladrona, la Lega non perdona”. Slogan che ebbe uno straordinario successo presso il cosiddetto “popolo del nord” 🙄 e che garantì un buona messe di voti al partito che lo coniò, la Lega, Sembrava  la nascita di un partito nuovo, dopo decenni di DC e pentapartiti e inciuci vari. Un partito che vedeva, oltre che il “riscatto del popolo del nord” dall’oppressione meridionale, nella buona amministrazione e nella legalità un modo nuovo di far politica: in qualche modo un’IDV ante litteram.

Ma la Lega di oggi è la stessa di quella delle origini? No, anche questo partito ha subito una trasformazione radicale. Che qualcosa stesse cambiando ne avevo avuto sentore qualche anno fa, quando il Calderoni inventò e fece approvare quel mostro di legge elettorale, passata alla storia come Porcellum, che privava il cittadino del voto di preferenza. “Come”, ho pensato, “un partito che fa della sua base il suo punto di forza, adesso priva gli elettori, e quindi anche i suoi, di uno strumento fondamentale per una democrazia come la scelta del proprio candidato?”. Ricordo, per i più smemorati, che fu lo stesso Calderoli a definirla “legge porcata”. Questo era già un segnale. La corsa al “cambiamento” è diventata precipitosa in questi ultimi mesi.

Sappiamo tutti con quanta difficoltà i giovani trovino un lavoro: un po’ per la crisi, certo, ma ancor di più per decenni in cui, in tutti i modi, si è cercato, con successo, di legalizzare lo sfruttamento del lavoro salariato. E la disoccupazione giovanile impazza e lascia per strada anche giovani brillanti, con strepitosi curricula di studi. Ora, mettetevi nei panni di un genitore che deve cercare il posto di lavoro al figlio e che, magari, questo figlio non si sia dimostrato particolarmente brillante negli studi; saremmo di fronte ad una situazione disperata. Ma non tale se il genitore è un parlamentare della Repubblica Italiana. In questo caso, fa eleggere il figlio in Consiglio regionale a percepire uno “stipendio” di 10.000 (diecimila) euro mensili, pagatigli da noi contribuenti (visto a cosa serve il Porcellum?). Il politico in questione è il senatore Bossi, che è anche il capo del partito avente per motto “Roma ladrona”. Una smaccata manovra democristian-socialista alla “Tengo famiglia” dei bei tempi andati. Vivissimi complimenti. Così fan tutti, quindi … perché non la Lega?

Poi arriva l’episodio delle “quote latte”. Il partito del rigore, per ingraziarsi poche centinaia di agricoltori fuorilegge suoi fan, pensa bene di far pagare le multe imposte dalla Comunità Europea a noi cittadini (vedi qui). Perfetto esempio di politica “ceppalonica”. Ma il rullo compressore leghista non si ferma. Perché, sempre per parare il posteriore a qualche suo elettore, e non solo, il Calderoli ne pensa un’altra delle sue e in un maxi-decreto omnibus inserisce l’abolizione del Dl 14.2.1948 n. 43 che puniva, tra l’altro, “la costituzione e organizzazione di associazioni a carattere militare” (vedi qui).

Scoppia lo scandalo Ruby Rubacuori. In un primo momento, di fronte alla possibilità di accusa per concussione a Berlusconi, il ministro dell’interno Maroni (condannato in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale) smentisce seccamente il Pubblico Ministero, che aveva disposto l’assegnazione in comunità della minorenne, affermando che nulla di illegale era stato fatto. Adesso, però, non ha più niente da dire. Ma a seguito del montante scandalo che colpisce il premier il popolo leghista incomincia a dare segni di disagio. Radio Padania viene subissata di telefonate di indignazione di elettori che vogliono che la Lega molli Berlusconi. Il fenomeno è rilevante, tanto che Lucia Annunziata vorrebbe invitare il responsabile della radio, Matteo Salvini, alla sua trasmissione per commentare, probabilmente, le reazioni del “popolo leghista”. Non se la sentono, arrivano a censurare anche i propri elettori!

Centocinquant’anni di unità d’Italia. E’ da più di un anno che il Presidente della Repubblica ne sollecita la commemorazione e la festa. I leghisti seduti in Parlamento non ne vogliono sentir parlare, loro sono padani, mica italiani. Per cercare di fermare i festeggiamenti se ne inventano di tutte, persino che “siamo in un periodo di crisi e i festeggiamenti per l’unità d’Italia rappresentano un inutile spreco di denaro pubblico” (un po’ la stessa solfa del ministro Calderoli – sempre lui – quando, per salassare i  dipendenti pubblici, propose, come esempio virtuoso, la riduzione degli stipendi ai parlamentari. Risultato: i dipendenti pubblici salassati, gli stipendi parlamentari intatti).

Bisogna stabilire la data per i referendum. Visto che siamo in tempo di crisi e bisogna risparmiare sarebbe buona cosa unificare la data della votazione dei referendum con quella delle elezioni amministrative. Improvvisamente la crisi non c’è più e il ministro Maroni (leghista) decide di farci spendere 350 milioni di euro impedendo l’unificazione delle date per i referendum con quella delle elezioni amministrative. Il tutto per cercare di far mancare il quorum e, quindi, farli fallire. Mi ricorda tanto un “tutti al mare” di craxiana memoria! Cosa si potrebbe fare con trecentocinquanta milioni di euro?

  1. 300 asili
  2. 2000 auto per la Polizia
  3. messa in sicurezza delle scuole
  4. ripristino del fondo per le non autosufficienze
  5. triplicare l’assistenza ai malati di SLA
  6. rifinanziare il 5 per mille per la ricerca
  7. reintegrare i tagli al fondo per le politiche sociali e per quello per le politiche per la famiglia
  8. reintegrare i tagli ai ministeri del Lavoro, della Giustizia e dell’Ambiente.

Ma chi (Di Pietro) gli ha fatto notare la contraddizione piuttosto strumentale si è beccato dal ministro di “Roma ladrona” una bella querela.

L’evoluzione della specie ha colpito anche la Lega.

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