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Pena di morte

2 novembre 2009 da bsìa

Noi italiani siamo soliti pavoneggiarci per le troiate, ma quando dovremmo farlo per delle cose serie…toh, che smemorati, ce ne dimentichiamo. Italiano, infatti, è uno dei maggiori illuministi il cui nome, per i suddetti smemorati, pare faccia Cesare Beccaria l’autore de “Dei delitti e delle pene“, che sarebbe ora che qualcuno incominciasse a leggerselo con attenzione, in particolare qualche politico nostrano di provata ignoranza.

Dobbiamo a questo nostro illustre cittadino (intendetelo nel senso in cui questo sostantivo veniva usato nella Rivoluzione francese 😈 ) se il nostro paese fu uno trai i primi a eliminare la pena di morte dal proprio codice penale, permettendoci di confrontarci a testa alta con altre nazioni che continuano ostinatamente a mantenerla ed è, forse, uno dei pochi esempi dove la nostra nazione può essere presa a modello.

Da un po’ di tempo, però, sembra che anche da noi la pena di morte stia ritornando alla chetichella e senza processo, senza una giuria, un giudice che la commini. Ci pensa il “FATO”. Dal momento che nelle nostre carceri operano delle cooperative di pulizia super-efficienti succede sempre più spesso che, proprio a causa delle splendide lucidature dei pavimenti, qualche carcerato scivoli e precipiti lungo le scale spaccandosi la schiena! Oppure scivoli in cella e cadendo, guarda un po’ la sfiga, vada ad infilare la testa in un cappio che era li per caso! Niente a che vedere ovviamente con chi, brutto bastardo, si spacca la schiena gettandosi dalla spalliera di una panchina in un parco pubblico senza che i poveri agenti accorsi per far desistere dall’insano proposito il malcapitato possano intervenire. Oppure quel tizio che se ne stava beatamente sul davanzale di una finestra a rimirare il paesaggio ma che, rapito da tale beltà, ha fatto un passo falso ed è precipitato (mai passo falso fu più falso 👿 ). Per non parlare delle mense carcerarie che fanno talmente schifo che qualcuno preferisce morire pur di non mangiare quella roba. E che dire delle bevande?  Ci sono dei cafferini più pericolosi del morso del serpente corallo!

E allora, se questa è la situazione, è necessario che il ministro della giustizia si dia da fare. Intanto potrebbe mandare i NAS a controllare le scadenze di cibi e bevande (in particole del caffè) e poi pregare le imprese di pulizia a non essere così meticolose: suvvia, non usino la cera per pavimenti nelle carceri, qualcuno scivola e poi si fa male… molto male!!

Però… che strano! Non mi è mai capitato di sentire di qualche camorrista o ‘ndranghetaro o mafioso che sia scivolato in carcere. Avranno mica delle scarpe con suola anti-patinamento?

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