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Peggio di quanto pensassi

12 aprile 2011 da Emilio Conti

Chi ci segue sa che questo blog è nato come conseguenza di una manovra fiscale attuata dalla precedente amministrazione (sempre capeggiata dal sig. Zucca), e riguardante l’addizionale comunale IRPEF, che era stata giustificata con argomentazioni piuttosto puerili, la più discutibile delle quali era quella della “quota esente“. Quanto fosse sperequata tale manovra, e speciosi gli argomenti portati per giustificarla, era stato da me dimostrato nel post Ipocriti o dilettanti? (che invito a rileggere).

Circa un mese fa ho letto sulla stampa locale che, grazie alla famosa “quota esente” (nel frattempo passata da 12.000 euro a 14,500 euro) i compaesani esonerati dal pagamento dell’addizionale comunale IRPEF sarebbero ben 1200. Credendo di aver già spiegato tutto nel post citato, ho pensato bene di soprassedere ad un ulteriore commento, reputando la notizia come propaganda (la solita, con l’appoggio acritico della stampa locale). Senonché, una settimana fa, incontro un consigliere di opposizione  che mi chiede se avessi letto l’articolo dei 1200 esentati. Rispondo affermativamente e che  avevo reputato di non controbattere.

Lui, però, mi rivela che la notizia lo ha un po’ indispettito e che, di conseguenza, ha fatto una ricerca, presso l’ufficio demografico del Comune, di quanti compaesani hanno età inferiore ai 16 anni e di quanti, con età superiore ai 15 anni, stanno ancora studiando. Il motivo di tale ricerca è evidente: fino al compimento dei 16 anni vi è l’obbligo di studio e, di conseguenza, non si può lavorare e quindi non si può avere alcun reddito. Lo stesso si può dire per coloro con età dai 16 anni in su che, teoricamente, sarebbero in età da lavoro, ma che nella stragrande maggioranza, se non nella totalità, stanno studiando e, quindi, anche loro senza reddito. Il totale dell’inchiesta dà la bella cifra di 1400. Insomma, la notizia che in paese ci sarebbero 1200 “esenti” dall’addizionale comunale Irpef, in realtà sembrerebbe una non notizia in quanto i presunti “esentati” sarebbero semplicemente individui non soggetti ad imposta (nessuna imposta, non solamente l’addizionale comunale). Questa potrebbe essere la prima ipotesi, ma potrebbero esserci effettivamente 1200 “esenti”, nel qual caso risulterebbe che a Belgioioso i contribuenti sarebbero 3800. Infatti 6400 sono gli abitanti, 1400 dei quali non sono soggetti ad imposta ed altri 1200 sono “esentati”, per cui 6400 – 1400 – 1200 = 3800. Sarà così? Difficile stabilirlo leggendo l’articolo. Come al solito informazione che non informa.

Ma il consigliere mi rivela anche un altro aspetto della tassazione dell’addizionale comunale. Il fatto, cioè, che si tratta di una tassa “o tutto o niente”. Significa che chi è al di sotto della soglia di esenzione non paga niente, ma è sufficiente che la superi anche di un solo euro è la tassa viene calcolata sull’intero reddito. Il solito esempio per capirci meglio. Due contribuenti: il contribuente A con un reddito di 14499 euro e il contribuente B con un reddito di 14501 euro. La differenza di reddito tra i due è di soli 2 euro. Ma cosa succede con l’addizionale comunale IRPEF? A Belgioioso la famosa quota esente è di 14500 euro e l’aliquota dello 0,7%. Come conseguenza il contribuente A non pagherà un centesimo di tassa (rientra nella quota esente) mentre il contribuente B la pagherà su tutti i 14501 euro: vale a dire pagherà 101,51 euro di addizionale comunale IRPEF (14501 x 0,7 / 100). Quei suoi 2 euro di reddito in più han fatto sì che il suo reddito disponibile sia sceso a 14399,49, vale a dire MENO del reddito disponibile del contribuente A. Se questa è equità fiscale lascio decidere a chi legge. Forse è un’equità per certi socialisti e certa sinistra!

Alla luce di questo nuovo aspetto, di cui ero completamente all’oscuro (pensando che l’addizionale comunale IRPEF si calcolasse come l’IRPEF normale) e che, nel frattempo, il governo Berlusconi ha abolito l’ICI sulla prima casa, la situazione dei contribuenti portati ad esempio nel già succitato post peggiora, nel senso dell’equità fiscale. Infatti la famiglia A non pagherà l’addizionale comunale IRPEF perché i suoi componenti rientrano sotto la soglia della quota esente e non pagherà nemmeno l’ICI sulla prima casa.  Lo stessa dicasi per il professionista C che pagherà solamente l’ICI sulle altre case. La situazione peggiore rimane quella della famiglia B che pagherà l’addizionale comunale IRPEF sull’intero ammontare del suo reddito.

Per dimostrare quali disastri succedono quando si gioca con “quote esenti” e aliquote, propongo un altro esempio. Due famiglie di identica composizione: padre, madre e due figli, uno di 20 e l’altro di 16 anni. Nella famiglia A lavorano tutti e quattro i suoi componenti, ciascuno con un reddito di 14.000 euro. Inoltre la casa è di proprietà ricevuta per via ereditaria. Nella famiglia B, invece, il reddito è prodotto solo dal capofamiglia e ammonta a 45.000 euro. La famiglia vive in affitto e i due figli studiano, il più giovane alle medie superiori, il più anziano all’università. Riassumendo schematicamente:

Famiglia A Famiglia B
Padre 14.000 45.000
Madre 14.000 Disoccupata
Figlio 20 anni 14.000 Studente universitario
Figlio 16 anni 14.000 Studente medio
Abitazione Di proprietà In affitto
Reddito famigliare 56.000 45.000

Considerazioni:

  1. per il sistema fiscale italiano i quattro componenti della famiglia A sono quattro individui sulla soglia della povertà, mentre il reddito del capofamiglia della famiglia B è un reddito piuttosto alto, da benestante;
  2. il reddito totale, però, della famiglia A è di ben 11.000 euro superiore a quello della famiglia B, e questo ancora al lordo della tassazione;
  3. nessuno dei componenti della famiglia A pagherà un centesimo di addizionale comunale IRPEF in quanto, ricordiamolo ancora una volta, l’imposizione è personale e tutti i componenti rientrano nella quota esente (che è di 14.500 euro); viceversa l’addizionale comunale IRPEF che la famiglia B dovrà pagare ammonta a 315 euro (45.000 x 0,7 / 100) riducendo il tal modo il suo reddito disponibile portandolo a 44.685  euro (45.000 – 315);
  4. il divario di reddito tra le due famiglie aumenta a scapito della famiglia B,
  5. la famiglia A non paga tasse sulla propria abitazione, inoltre, avendola ricevuta come eredità, non ha neanche le rate del mutuo da rimborsare, mentre la famiglia B deve pagare l’affitto;
  6. la famiglia B, in aggiunta, deve pagare le tasse universitarie del figlio maggiorenne (che, dato il reddito del padre, saranno piuttosto elevate) nonché il costo dei libri per entrambi.

Pensate si tratti di semplici esempi accademici? Purtroppo, nella realtà, sareste stupiti di scoprire quanti siano i casi simili a quelli descritti. C’è ancora bisogno di dimostrare l’iniquità della tassazione? Un Comune che si proclama di sinistra non dovrebbe stare più attento a non aumentare le disparità? Oppure fa comodo che la situazione rimanga tale e quale, continuando a gettare fumo negli occhi ai cittadini?

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