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Ipocriti o dilettanti?

28 marzo 2008 da Emilio Conti

E’ passato più di un anno dalla lettera da me inviata a La Provincia PAVESE in risposta al volantinaggio effettuato dal nostro sindaco col quale l’amministrazione comunale cercava di giustificare l’aumento dell’aliquota dell’addizionale comunale Irpef. Voglio ritornare adesso in argomento, dal momento che la situazione non è sostanzialmente cambiata (nonostante gli ultimi ritocchi), per spiegare in dettaglio perché, a mio avviso, si è trattato di una manovra che ha portato ad una maggiore sperequazione nella tassazione dei cittadini, nonostante (o proprio a causa) la presunta alta quota esente e che, ovviamente, non ha contribuito ad aumentare il “benessere” della collettività. Come, viceversa, abbia privilegiato i cittadini più abbienti a scapito dei “più poveri” e come la scarsa, o assente, conoscenza di una materia così delicata com’è la “Scienza delle finanze” possa far sostenere tesi assolutamente infondate con argomentazioni confuse.

Partiamo riassumendo brevemente l’antefatto. L’anno scorso la nostra amministrazione comunale decideva un aumento sostanziale dell’aliquota dell’addizionale comunale Irpef. Per giustificare tale aumento si sono portate le seguenti argomentazioni:

  1. si è diminuita l’Ici favorendo in tal modo i proprietari di prima casa;
  2. l’aumento, in termini assoluti, conseguente alla manovra sull’aliquota dell’addizionale comunale Irpef è stato “irrisorio”;
  3. la quota esente è tra le più elevate.

Per quanto riguarda le prime due argomentazioni ribadisco quanto già ironicamente argomentato a suo tempo da bsìa, vale a dire: a) se veramente si volevano favorire i proprietari di prima casa l’Ici si sarebbe dovuta diminuire solo per loro e non essere, viceversa, generalizzata ed estesa anche ai proprietari di seconde, terze e più case o terreni; b) l’equità o l’iniquità di una tassazione non va mai giudicata in termini assoluti. Una variazione di un solo euro all’anno può essere molto più sperequata di un’altra che provoca un aumento di cinquecento euro. Tutto dipende da chi deve sopportare l’aumento del prelievo. Ma il punto più controverso è il terzo.

Maggiore quota esente, migliore equità?
Per spiegare bene questo punto è necessario premettere che l’Italia è uno dei paesi europei con la maggiore evasione fiscale sui redditi (quelli da lavoro indipendente perché gli altri vengono tassati alla fonte e non danno luogo a nessuna evasione) e, secondo punto, che la tassazione è individuale. Ciò premesso, per spiegare come questi due aspetti portino a delle gravi conseguenze dal punto di vista impositivo, ricorrerò ad un semplice esempio.

Ci sono due famiglie: la famiglia A e la famiglia B. Entrambe sono formate da due persone (marito e moglie) ed entrambe hanno un reddito complessivo annuo di 28.000 (ventottomila) euro. Nella famiglia A, però, tale reddito viene prodotto in parti uguali dai suoi componenti (14.000 euro dal marito e 14.000 euro dalla moglie), mentre nella famiglia B il reddito viene prodotto solo dal marito (la moglie è una casalinga, magari per forza). Inoltre la famiglia A ha ereditato l’abitazione in cui vive, mentre la famiglia B è in affitto. C’è, anche, il professionista C che ha anch’esso un reddito di 28.000 mila euro annui ma che ne dichiara solo 14.000, gli altri 14.000 vengono evasi. Questa evasione ha consentito a C di comperare la sua abitazione nonché seconde e terze case e terreni. Ricapitolando:

  Famiglia A Famiglia B Professionista C
Reddito marito 14000 28000 14000
Reddito moglie 14000 0 0
Abitazione Di proprietà In affitto Di proprietà
Altre case e terreni NO NO SI

Immaginando che la situazione impositiva nell’anno 2006 fosse stata: Ici 7 per mille, addizionale Irpef 0,5% e quota esente di 12000 euro, il carico fiscale dei soggetti sarebbe stato:

Famiglia A: pagava l’Ici (7 per mille) e pagava l’addizionale Irpef (0,5) su 4000 euro (14000-12000 = 2000 per ciascun componente la famiglia)
Famiglia B: non pagava l’Ici e pagava l’addizionale Irpef (0,5) su 16000 euro (28000-12000), pagava l’affitto

(Già qui si vede la sperequazione subita dalla famiglia monoreddito: pur avendo, le due famiglie, lo stesso reddito complessivo – 28000 euro -, la famiglia A ha un imponibile di soli 4000 euro contro i 16000 euro – quattro volte tanto – della famiglia B1 )

Professionista C: pagava l’Ici (7 per mille) su tutte le case e i terreni e pagava l’addizionale Irpef (0,5) su 2000 euro (14000 – 12000).

Situazione attuale: Ici 6,25 per mille sulla prima casa, 6,75 su terreni e altre case, addizionale comunale Irpef 0,75, quota esente 14000 euro. Carico fiscale conseguente:

Famiglia A: paga l’Ici (6,25 per mille – riduzione dello 0,75) non paga più l’addizionale Irpef (0,75) (14000-14000 = 0 per ciascun componente la famiglia)
Famiglia B: non paga l’Ici e paga l’addizionale Irpef (0,75) su 14000 euro (28000-14000), paga l’affitto
Professionista C: paga l’Ici (6,25 per mille sulla sua casa e 6,75 per mille su tutte le altre case e i terreni – riduzione, rispettivamente, dello 0,75 e 0,25) e non paga più l’addizionale Irpef (0,75) (14000 – 14000 = 0).

Risultato finale:
la famiglia A avrà ottenuto un duplice beneficio – riduzione dell’Ici ed ESENZIONE TOTALE dall’addizionale Irpef;
il professionista C addirittura un triplice beneficio – riduzione dell’Ici sulla prima casa, riduzione dell’Ici sulle altre case e sui terreni, ESENZIONE TOTALE dall’addizionale Irpef (risultato grandioso);
la famiglia B è senz’altro la più penalizzata: l’Ici non la pagava prima e non la paga adesso (niente è cambiato). Per quanto riguarda l’addizionale Irpef la situazione potrebbe essere ambigua, ma dal momento che è molto improbabile che l’aumento della quota esente serva a controbilanciare l’aumento dell’aliquota (se così fosse vorrebbe dire che i bilanci comunali sarebbero floridi visto che si sta incassando meno Ici e meno Irpef) è realistico pensare, viceversa, che la famiglia B avrà un carico fiscale maggiore. Per verificarlo, però, basta un semplice calcolo. Prima della variazione dell’aliquota la famiglia B pagava 80 euro (16000 x 0,50%), dopo l’aumento ne paga 105 (14000 x 0,75%) ben 25 in più nonostante l’aumento della quota esente: come volevasi dimostrare (per non contare che, verosimilmente, alla scadenza del contratto d’affitto se lo vedrà rinnovare per un importo superiore).

E’ ovvio allora qual’è stata la portata di questa manovra: una riduzione del carico fiscale sui patrimoni e un aumento del carico fiscale sui redditi (apparentemente mitigato dall’innalzamento della quota esente che, però, ha come effetto collaterale quello di favorire gli evasori e le famiglie plurireddito a scapito di quelle con un solo reddito). Cercare quindi, come ha fatto il sindaco, di minimizzarne la portata può essere o il tentativo di far digerire una pillola piuttosto amara ai meno abbienti (e quindi di far accettare una legittima, quanto impopolare, scelta politica) oppure la dimostrazione di non essere stato in grado di valutarne (causa l’ignoranza della materia) in pieno le conseguenze. Nel primo caso saremmo di fronte a un Robin Hood al contrario che ruba ai poveri per donare ai ricchi; nel secondo ad un apprendista stregone (o, se preferite, un dilettante).

Per concludere: quando sentite questi signori pavoneggiarsi dicendo “Sì, abbiamo aumentato l’aliquota dell’addizionale comunale Irpef però abbiamo la QUOTA ESENTE tra le più alte” adesso sapete con chi avete a che fare.

  1. Questo succede perché l’Italia ha scelto come unità impositiva l’individuo. Se avesse adottato il sistema che vige in altri paesi, dove l’unità impositiva è il nucleo famigliare, tale sperequazione si sarebbe annullata perché l’imponibile sarebbe stato di 16000 euro per entrambe le famiglie []

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