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L’albero di sicomoro

26 luglio 2009 da Emilio Conti

Oggi propongo un paragrafo tratto dall’editoriale di Mosaico di pace (pubblicazione di Pax Christi) ripreso nella rubrica Parabole di Adriana Zarri.

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«Era un uomo di bassa statura e molto ricco, Zaccheo. Era il capo dei pubblicani di Gerico. Il capo degli appaltatori delle tasse per conto dell’occupante romano notoriamente si lasciava andare ad una vita dissoluta, traendo arbitrariamente vantaggio dal sistema indefinito con cui veniva stabilita la tassazione. Ovvero si arricchiva facendo la cresta sulle tasse da richiedere. Ma quando Gesù passa a Gerico, dal momento che era basso di statura e la folla gli impediva la visuale, salì su un albero di sicomoro per poterlo vedere. Gesù lo nota, gli dice che si fermerà a casa sua e Zaccheo, in risposta, dà la metà dei suoi beni ai poveri e restituisce quattro volte tanto a coloro che ha frodato.

Anche il presidente del consiglio del nostro paese è un uomo basso di statura e molto ricco. Prima che una sua conversione alla giustizia verso i poveri noi ci aspetteremmo che salisse anch’egli sul sicomoro. Che riuscisse cioè a guardare il paese reale. Ma il presidente del consiglio è salito sul sicomoro? Si è fatto largo tra le fronde?

Non si sa se sia più immorale tutto quel che viene quotidianamente a galla con la velinopoli barese o ignorare la condizione di un disoccupato. Se sia più immorale regalare gioielli come bonbon alle ospiti di una serata mondana o negare la crisi perché non si ha il coraggio di salire sull’albero. Il guaio peggiore è che il successo di chi ostenta ricchezze e fortune al punto da potersi permettere tutto, ma proprio tutto, fa scuola nel nostro paese».

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