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E se ci fosse dell’altro?

25 gennaio 2012 da Emilio Conti

Assistiamo e assisteremo, in questi e nei prossimi giorni, ad una serie di manifestazioni di diverse categorie (taxisti, camionisti,  farmacisti, avvocati, ecc) contro le cosiddette “liberalizzazioni” che il governo “dei tecnici” (cosiddetti) sta portando avanti.

Dirò subito, a scanso di equivoci, che sono parzialmente d’accordo su quanto si sta facendo anche perché sono stanco di vivere in un paese dove non si fa altro che parlare di “libero mercato” (e certe categorie, come i commercianti al dettaglio, è da un po’ di tempo che sanno cosa significa il “libero mercato”) e poi si tollerano rendite di posizione ataviche indegne, non solo del libero mercato, ma di una nazione civile e moderna: corporazioni, monopoli privati (frutto di precedenti “liberalizzazioni” che han consegnato i monopoli di stato a monopolisti privati, esattamente il contrario di quello che prevede il “libero mercato”), albi professionali antistorici, barriere all’entrata (per quanto riguarda le cosiddette “professioni liberali”) che perpetuano le varie caste.

Avrei però molto da dire sul “come” queste liberalizzazioni vengono fatte. Ma il discorso diventerebbe troppo lungo. Vorrei invece soffermarmi sulla categoria dei taxisti. Come sapete è un corso un duro braccio di ferro  con questi lavoratori perché si vuole aumentare il numero delle licenze. La protesta scaturisce dal fatto che, a sentire loro, per avere una licenza i taxisti hanno dovuto acquistarla a caro prezzo da quelli che si sono ritirati dall’attività. E questo è senz’altro un problema reale che poteva essere evitato da uno Stato degno di questo nome: se per svolgere una determinata attività è necessaria una licenza rilasciata da un ente pubblico (Comune, Provincia, Regione o Stato), allora quando si cessa l’attività la licenza andrebbe riconsegnata all’Ente che l’ha rilasciata e non impossessarsene e farne merce da vendere. Ma siamo in Italia …

Come risarcimento del danno che subirebbe, ad ogni taxista verrebbe data una seconda licenza gratuita. La proposta è stata sdegnosamente rifiutata dalla categoria. Io invece penso sia stato un errore, perché, secondo me che notoriamente penso male, dietro a questa liberalizzazione ci potrebbe essere dell’altro. Facciamo un po’ di fantaeconomia politica.

Una delle voci che incide maggiormente sui bilanci dei Comuni è quella relativa al trasporto pubblico, notoriamente in perdita. Ora, immaginate che si voglia migliorare i bilanci riducendo drasticamente tram, autobus, linee della  metropolitana e relativo personale: come farebbe il cittadino a spostarsi in città messo di fronte alla drastica riduzione del servizio? Ho il feroce sospetto che si stia cercando, alla chetichella, di privatizzare il servizio pubblico dei trasporti: meno costi per gli enti pubblici e prezzo del trasporto scaricato interamente sul cittadino costretto a dover utilizzare l’unico mezzo rimasto disponibile: il taxi, appunto!

Se fossi un taxista, un pensierino alla seconda licenza gratuita ce lo farei.

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