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Combattere il signor B. che è in noi

7 dicembre 2009 da Emilio Conti

di Lorenzo Fioramonti1

Non è difficile rendersi conto dei danni disastrosi che Berlusconi e la sua cricca di lacchè stanno facendo alla morente democrazia italiana. Una democrazia che era sempre stata parziale, oligarchica ed incompleta e che proprio in virtù delle sue debolezze ha concesso a Berlusconi di trasformarla definitivamente in una «godopoli» senza più regole.

Ma Berlusconi non è soltanto la devianza di un sistema inceppato. C’è qualcosa di più profondo, che consente al Caimano di riciclarsi continuamente e tornare sempre vincitore. Esiste, infatti, un legame atavico tra la filosofia del signor B. e la cultura del privilegio che serpeggia in tutta Italia. Quando Berlusconi giustifica l’evasione delle tasse, una scintilla si accende negli occhi di tanti italiani, anche di quelli che non lo vorrebbero mai. Sono davvero pochi gli indignati che contestano lo scudo fiscale perché distrugge il principio di legalità su cui si fonda il nostro contratto sociale. La maggioranza di coloro che si lamentano lo fanno perché lo scudo privilegerà qualcun altro e non loro. Fosse stato uno scudo per tutti, non si sarebbero levati cori di critiche, ma solo poche voci nel silenzio. Avremmo cominciato a farci i conti in tasca, continuando, magari, ad opporci a Berlusconi in pubblico, ma rallegrandoci in privato dei guadagni che ci avrebbe fatto fare.

Berlusconi rappresenta una logica semplice e chiara: le regole vanno applicate agli altri, non a me. Quanti sono gli italiani a pensarla così? Tanti, tantissimi, di destra, centro e sinistra. Basta guidare dieci minuti in una città del nostro paese per rendersene conto. Le auto in seconda, terza e quarta fila. Ci lamentiamo perché il traffico si blocca, ma domani saremo noi a parcheggiare abusivamente. Questa ambivalenza si applica a tanti settori. Tanti si riempiono la bocca di meritocrazia e trasparenza, ma chi la pratica davvero? Forse quei professori universitari che si scagliano (giustamente) contro i tagli alla ricerca, ma poi continuano a truccare i concorsi? Quegli imprenditori che chiedono di difendere il «made in Italy», ma poi esternalizzano la produzione dove costa meno? Oppure quelli che chiedono sussidi e poi indebitano l’impresa per acquisti personali? Tutti i negozianti che non fanno mai lo scontrino? Tutti quelli che assumono immigrati al nero e poi votano i partiti che dicono di voler combattere l’immigrazione illegale? E che dire dei troppi parlamentari che inneggiano alla questione morale ma poi si godono la bella vita tra stipendi roboanti e festini, pagando una miseria di salario i propri assistenti? Il rispetto delle regole è l’eccezione in Italia, non la norma.

In questo paese vale la logica secondo cui le regole si devono sempre e soltanto appllcare al vicino. Mai a noi. Il privilegio non viene stigmatizzato, ma è visto come uno status symbol. C’è chi può e chi non può. E chi resta fuori non lotta necessariamente per cambiare il sistema che lo esclude. Molto spesso chiede solo di essere invitato al «party». Spera anche lui, un giorno, di diventare un privilegiato. E ci siamo abituati così tanto a questo modo di vivere, che non ce ne accorgiamo più. Abbiamo perso la capacità di indignarci. Davvero.

E’ questa ambivalenza che rende Berlusconi così forte. Certo, la sua comunicazione d’azzardo, la sua retorica da menefreghismo costituzionale ed il suo debole per il bivacco legislativo sono anche derive di una stagione lugubre della nostra vita repubblicana. Ma la sua forza dirompente viene soprattutto dalla collusione (esplicita o implicita) di troppi cittadini. E, quindi, che cosa possiamo fare?

Sicuramente non mollare. Dobbiamo lottare contro il signor B e la sua monarchia del privilegio assurto a filosofia politica. Ma, al tempo stesso, dobbiamo lottare contro il Berlusconi che (magari in dosi diverse) è in tutti noi. Se riusciremo a liberarci di entrambi, avremo davvero compiuto un miracolo. Il miglior antidoto contro il Berlusconi di oggi e contro tutti i Berlusconi che dovessero venire in futuro.

  1. Ricercatore di Scienza della Politica e Relazioni Internazionali, Università di Bologna – Con il suo consenso []

Una risposta a “Combattere il signor B. che è in noi”

  1. bsìa dice:

    In sostanza è una conferma di quanto sostenni tempo fa nella prima parte del post “L’importante è apparire” (http://www.belgioioso-rock.it/archives/52) 😀

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