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Che fine faremo?

8 gennaio 2017 da Emilio Conti

Chi, tra quelli della mia generazione, non ha mai frequentato assiduamente o saltuariamente la mitica pizzeria Tam-Tam di Ugo (Borsa)? Credo ben pochi. La compagnia di cui facevo parte era una di quelle che nella pizzeria ci aveva messo le radici. In estate fuori sul terrazzo a goderci la frescura e a gustarci un cornetto o una coppa Algida e sul tardi, molto spesso, anche una bella pizza. All’epoca una pizza a mezzanotte non ci faceva certo svegliare il mattino dopo con un “cerchione” alla testa e la bocca “impastata”, o ci faceva aumentare di peso: avevamo un metabolismo più veloce di una Ferrari, si smaltivano pure i sassi. In inverno, oltre alle serate, diventava, alla domenica, meta per una bella cioccolata calda dopo il cinema pomeridiano.

Nella brutta stagione, data l’impossibilità di stazionare in terrazza, passavamo le serate all’interno ascoltando il jukebox (gettonatissimi Lucio Battisti e la scandalosa e peccaminosa “Je t’aime moi non plus” 😳 ) e giocando a carte. Tra i giochi di carte più in voga “ciapa no” (tressette a non prendere), scopa d’assi, scala quaranta e poker. Ecco, il poker: per giocarlo e renderlo interessante è inevitabile fare delle puntate e le nostre erano di un minimo di 5 lire fino a una puntata massima di 50 (tradotti in euro da un quarto di centesimo fino a 2 centesimi e mezzo). Ebbene, quando si decideva di giocare a poker ci spostavamo in un tavolo il più lontano possibile dall’entrata della pizzeria e questo per un motivo molto semplice: se fossero entrati i “caramba”, perché all’epoca i carabinieri giravano eccome, e ci avessero pizzicati a giocare saremmo finiti nei guai noi che giocavamo, ma, soprattutto, il povero Ugo che ci aveva permesso di farlo: si trattava, infatti, di gioco d’azzardo. Distanti dall’ingrasso, invece, avevamo tutto il tempo, nel caso d’ingresso dei tutori dell’ordine, per far sparire le “fiches” e trasformarci in un decimo di secondo in innocenti giocatori di scala quaranta.

Questo ricordo mi è balzato alla mente ieri sera quando, facendo zapping, mi sono imbattuto in ben tre canali che contemporaneamente stavano trasmettendo la pubblicità dei giochi on-line. E’ passato quasi mezzo secolo da quelle serate in cui giocavi a poker con un po’ di trepidazione e adesso ti guardi in giro e vedi pubblicità a raffica per i giochi on-line, sale giochi sparse un po’ dovunque e i bar trasformati in mini-casinò stracolmi di slot-machine.

E sì, signora mia, i tempi son proprio cambiati! Prima rischiavi la fedina penale per 50 lire, mentre adesso imperversa la ludopatia. Sono conquiste.

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