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Sulla trasparenza associativa dei nuovi amministratori comunali

22 maggio 2014 da sgur_di_tri

Siamo alla vigilia dell’elezioni comunali la cui importanza è nota a tutti, elezioni che dovrebbero portare (noi speriamo) ad un effettivo rinnovo degli amministratori al Comune di Belgioioso.

All’eventuale nuova maggioranza che uscirà dalle urne, come primo e concreto segnale di cambiamento, noi chiediamo che definisca norme operative (e statutarie) per rendere pubblica la situazione associativa dei nuovi consiglieri comunali, i quali avranno la grande responsabilità di gestire la cosa pubblica.

In sostanza, a nostro parere tutti i nuovi consiglieri comunali, entro sei mesi dalla loro proclamazione, dovrebbero rilasciare al Comune una dichiarazione firmata circa la loro appartenenza ad associazioni che abbiano finalità dichiarate, o svolgano di fatto, attività di carattere politico, culturale, sociale, assistenziale e di promozione economica, precisandone la denominazione.

L’eventuale assenza di tale dichiarazione (o dichiarazione non corrispondente al vero), oltre ad essere portata a conoscenza della cittadinanza, dovrebbe avere come conseguenza la decadenza da eventuali incarichi ricevuti nel frattempo.

La richiesta di appartenenza associativa non deve assolutamente essere intesa come ingerenza nella sfera personale dei nuovi eletti, ma avrebbe come unico intendimento quello di ricercare la massima trasparenza nei rapporti fra i cittadini ed i politici chiamati a gestire i nostri soldi.

Chiedere ai politici a quale associazione sono iscritti non significa neppure violare il principio di riservatezza. Infatti, proprio sul questo principio, ecco come si è espresso il Consiglio di Stato (Sezione IV), nella sentenza n. 5881 del 6.10.2003, sulla controversia sorta tra la Regione Toscana (che da anni ha reso obbligatoria la dichiarazione in argomento) e due suoi ex funzionari, per omessa dichiarazione dell’associazione di appartenenza (in questo caso l’associazione in questione era la Massoneria):1

Il diritto alla riservatezza è destinato a recedere a fronte del principio di buon andamento dell’amministrazione, questo sì postulato a livello costituzionale dell’art. 97, che è speculare al principio di trasparenza degli apparati amministrativi.

Non solo, ma ecco come ha proseguito il Consiglio di Stato:Il soggetto che aspira al conferimento di un incarico pubblico è portatore (e di ciò deve essere consapevole) di un obbligo di trasparenza nei confronti della collettività che implica la possibilità di conoscenza, da parte dei cittadini, di profili della propria personalità e delle proprie opinioni e attitudini, sia come singolo che in qualità di appartenente al contesto sociale nel quale si esplica la propria attività: ciò è tanto più vero in relazione all’espletamento del mandato politico.

Espressioni molto chiare, non trovate? Speriamo quindi che i nuovi amministratori portino avanti questa richiesta (o meglio: esigenza) di trasparenza! Sarebbe veramente un segnale di novità! Staremo a vedere!

  1. Per completezza di informazione, sappiate che la sentenza del Consiglio di Stato è stata poi confermata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo con sentenza del 3.6.2008 []

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