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Crocefisso delle mie brame

8 novembre 2009 da Emilio Conti

“Il crocefisso è un simbolo religioso su cui meditare nel raccoglimento della propria preghiera personale e comunitaria. Come simbolo (improprio) della identità e della cultura nazionale esso viene usato strumentalmente da tutta la destra miscredente (quella degli atei devoti e di quelli che adorano il Dio Po) e da quella cristiana fondamentalista.”

Comunicato di Noi siamo chiesa.

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Ieri, per la prima volta da quando è nato questo blog, ho dovuto chiedere a bsìa di rinunciare a un suo post. Non che fosse più “irriguardoso/volgare” del solito, ma, trattando della questione “crocefisso”, ho pensato che l’argomento andasse  gestito con una certa dose di moderazione solo per rispetto dei veri cattolici. A tale riguardo ringrazio bsìa per aver compreso il mio punto di vista e per aver rinunciato alla pubblicazione. Penso che il comunicato all’inizio del post riassuma in modo magistrale quale dovrebbe essere il giusto atteggiamento sulla vicenda.

Non di meno ho il dovere di aggiungere qualche considerazione. L’indegna gazzarra politica (e sottolineo “politica”) seguita alla sentenza della Corte europea dei diritti si può spiegare con una sola parola: IGNORANZA! In parte si tratta di finta ignoranza che sfocia in atteggiamenti sguaiati con l’unico fine (peloso) di guadagnare consensi.  Un esimio rappresentante di questa categoria è il nostro presidente del Consiglio, esempio preclaro di persona adusa a seguire i precetti e la morale della Chiesa, che ha affermato che “le sentenze di quella corte non sono coercitive”. Per accorgersi che sia una balla colossale basterebbe controllare sul sito della Corte europea dei Diritti  dell’Uomo e leggere bene  i punti 30 e 31. Ma il nostro “premier” ha altro a cui pensare che informarsi.

Dall’altra ci sono i veri ignoranti (nel senso che “non sono a conoscenza”). Uno di questi è stato il signore che ha scatenato l’ira di bsìa con una lettera apparsa ieri nella rubrica LA VOCE DEI LETTORI de La Provincia PAVESE, nella quale l'”esimio cattolico” afferma testualmente: “Trovo assurdo che a fare ricorso sia stata una cittadina finlandese (…)”. Caro “cattolico” lei è ignorante perché non sa (o finge?) che la signora di cui lei parla NON è cittadina finlandese, ma ITALIANA. Lei NON sa (o finge?) che il marito della signora è italianissimo e l’ha sempre sostenuta nella sua battaglia contro quello che lei, con sprezzo della religione, chiama “simbolo delle nostre tradizioni e della nostra cultura”. Ovviamente la sua cultura la porta a dire che ricorrere per veder tutelato un proprio diritto è ASSURDO! Sappia che questa “cultura” ha un nome.

Va notato, inoltre, che nell’indegno guazzabuglio scatenatosi non ci sia stato nessuno che si sia chiesto: “Ma perché siamo arrivati a questo punto? Al punto di dover ricorre al tribunale europeo per veder riconosciuto un diritto?”. Su questo ci ritornerò/emo.

P.S. Ho notato, sempre con sommo piacere, che nella succitata rubrica del quotidiano non è ancora apparsa una sola lettera che condivida la sentenza della Corte europea. Ovviamente sarà perché nessuno ne ha scritta una! 👿

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