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I taglieggiatori

2 dicembre 2011 da Emilio Conti

La cosiddetta “economia neoliberale” è un’ideologia che va di pari passo con la contrapposta “economia marxista”. Solo che una è stata sempre condannata, anche se alcune verità le aveva capite, mentre l’altra, altrettanto devastante, è stata esaltata. Ancora oggi, di fronte alle macerie che la cosiddetta “globalizzazione”, figlia del neoliberismo, ha provocato, siamo ancora qui a sentirci propinare ricette salvifiche da economisti succubi di tale ideologia.

Quando Berlusconi, finalmente, si è deciso a dimettersi, penso che tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo, Non se ne poteva proprio più. Solo che il sospiro è durato il tempo di un sospiro, appunto. L’annuncio del cosiddetto governo dei tecnici capitanato da Monti, cioè da un economista neoliberista, mi ha fatto squillare un bel campanello d’allarme. L’unica nota positiva che gli riconosco è quella di non essere un politico e quindi di avere, se non altro, onestà intellettuale. Ma anche questa qualità sembra essersi dispersa quando ho visto l’elenco dei ministri formata da nomi di persone con conflitti di interesse uguali, se non maggiori, a quelli del precedente premier. Per non parlare dei nomi dei sottosegretari: gente inquisita, gente legata a doppio filo con il precedente governo… Una delusione totale.

Delusione divenuta cocente quando, proprio in questi giorni, si sono diffuse le prime indiscrezioni sulle manovre economiche da adottare per arrivare al così sospirato “pareggio di bilancio” (ideologia pura).

Ed ecco, come al solito, spuntare il solito attacco al sistema pensionistico. Con un’aggravante: adesso vorrebbero pure bloccare completamente il recupero dell’inflazione. Non è bastata la sforbiciata Tremonti di qualche tempo fa: bisogna perseverare. Ma proprio questo provvedimento mette in evidenza una clamorosa contraddizione proprio dell’ideologia neo-liberale.

La BCE (Banca Centrale Europea) fu creata per attuare la politica monetaria per i paesi che aderirono all’Euro. Lo scopo precipuo della BCE è quello di “tenere sotto controllo i prezzi”, cioè l’inflazione (vedi qui)! Il tabù dell’inflazione, causa di ogni male, è stato esteso anche ai paesi membri che, tramite i loro governi, avrebbero dovuto adottare tutte quelle misure per fronteggiare questo novello Moloch. E anche il nostro paese, governi di destra o governi cosiddetti di sinistra, avrebbe dovuto impegnarsi in tal senso.

Il problema è che l’Italia non c’è riuscita. L’inflazione, infatti, era arrivata l’estate scorsa già al 3%. Ma c’è di peggio: non solo il governo non è riuscito a contenere l’inflazione, ma ne è stato addirittura il promotore. La causa maggiore dell’inflazione in Italia è provocata dal governo e dagli enti pubblici locali (regioni, provincie e comuni). Limitiamo l’analisi al governo precedente. Ha aumentato l’IVA  e questo si traduce inevitabilmente in un aumento dei prezzi. Ha aumentato le accise, quindi ancora aumento dei prezzi dei beni colpiti da questa imposizione (i carburanti). Ha aumentato i ticket sanitari con una manovra da autentico taglieggiatore.1

Ricapitolando: non solo il governo italiano non ha combattuto efficacemente l’inflazione, ma l’ha provocata, tanto che adesso, dal 3% di questa estate, si è arrivati al 3,4%. E siccome la causa dell’aumento dell’inflazione è la sua, adesso vuole impedire ai pensionati di recuperare parte di quello che “loro” hanno provocato. I mafiosi che riscuotono il pizzo è gente migliore di questi corsari che cercano di sfilarti i soldi dalle tasche e in più pretendono pure di farti credere che lo fanno per il tuo bene!

E’ da un po’ di tempo che mi sto chiedendo quando la gente si deciderà a scendere in strada a far piazza pulita di tutta questa gentaglia.

Il provvedimento non è ancora stato preso. Non ci resta che sperare in un ravvedimento dei cosiddetti “tecnici”.

  1. L’ottimo Tremonti, infatti, non ha aumentato il valore dei ticket sanitari: i ticket sono rimasti invariati, ma ci hanno messo sopra una tassa. Qualcuno dirà: “che differenza c’è tra pagare un ticket che è passato da 10 a 15 euro, invece che pagare un ticket di 10 euro gravato da una tassa di 5 euro? Sempre 15 euro devo scucire!”. Certo, solo che i ticket danno diritto al recupero del 19% in dichiarazione dei redditi, quindi se il ticket passa da 10 a 15 euro, il 19% lo si recupera su tutti e 15 gli euro; mentre con la tassa lo si recupera solo sui 10. Doppia fregatura, tipica del sig. Tremonti []

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