Too Cool for Internet Explorer

Rinascite

19 Novembre 2009 da Emilio Conti

L’ho appena scoperto, è una bella notizia che credo interesserà gli appassionati di musica del blog.

Chi, per le più svariate ragioni, frequentava Milano fino a un decennio fa ed è appassionato di musica pop (uso questo termine e in maniera inappropriata e in senso mooolto lato) sa che esisteva un “negozietto” di “dischi” posto nella stazione della metropolitana di Piazza Cordusio il cui nome, in poco tempo, era diventato celebre nell’area lombarda e oltre: Disco Club!

Ho avuto la fortuna di conoscere Bruno in BNL: eravamo colleghi. In banca, però, non c’è rimasto molto perché ha preferito seguire la sua passione ed occuparsi di musica: Disco Club, appunto, ma non solo: è stato ed è ancora uno dei recensori più seguiti di una nota rivista di musica.

La sua sconfinata conoscenza del mondo musicale (ricordo lo stupore provato la prima volta che andai a fargli visita a casa sua nello scoprire la sua raccolta di LP – e sì, fanciulli, allora i CD erano di là da venire – che mi disse ammontare a 5000) aveva reso il negozio un punto di ritrovo imprescindibile per chi era interessato a concerti, scoprire le ultime novità, i nuovi gruppi emergenti, trovare vere e proprie rarità: insomma farsi dare consigli preziosi.

Purtroppo, Disco Club ha subito la sorte di molti negozi simili: la lotta con l’e-commerce, i download da internet e una politica che da anni non trova di meglio che tassare al 20% di Iva i CD/DVD, è stata persa e il negozio, qualche anno fa, ha chiuso i battenti.

Ma Bruno non si è arreso e ha da poco aperto un blog con il nome del glorioso negozio: Disco Club. Avrei potuto non inserire il link in questo blog? Ovvio che no! Lo trovate nella barra laterale. 😀

Allora, “musicofili”, se volete leggervi recensioni e scoprire novità, in una parola avvalervi delle conoscenze di Bruno, adesso avete il vostro sito! Consultatelo con assiduità: non ve ne pentirete!

Vi lascio con il video che mi ha accolto in Disco Club la prima volta che l’ho visitato. Buon ascolto e visione.

 

Coerenza, questa sconosciuta

18 Novembre 2009 da bsìa

Grande dote (virtù?) dell’italiano medio: non aver ben capito il significato del vocabolo “coerenza”. Già madre natura ci ha ben predisposti al rimbecillimento a mezzo TV, alla corruzione, alla concussione, al “fatti i cazzi tuoi”. al “non ti curar di loro, ma guarda e passa”, ecc. Insomma, un coacervo di doti da far invidia al ben noto rigore protestante.

Nel nostro piccolo (il nostro borgo) di esempi di scarsa conoscenza del termine “coerenza” ne abbiamo già avuti alcuni.1 E siccome, come al solito, siamo dei tenaci, occorre perseverare nella tradizione, per cui non bisogna far passare troppo tempo fra un’incoerenza e l’altra. Così oggi abbiamo avuto un altro esempio. Titolo: “Centro commerciale ad Albuzzano – Contrari 14 Comuni”2

Prima incoerenza
Che ormai potremmo considerare un classico, tanto che potremmo definirla “coerenza dell’incoerenza”: scollamento tra titolo e contenuto. Infatti, ma che novità!, i Comuni contrari “sarebbero” quattordici ma viene riportata la voce di uno solo: avete indovinato chi è? 😯 Esatto! Sempre egli!

Seconda incoerenza
Tra i motivi della contrarietà dei prodi 14 ci sarebbe la solita difesa del commerciante locale nonché, secondo il giudizio del supremo, quello che sarebbe il tallone d’Achille del progetto: la viabilità!!
Commercianti – Tra i 14 sessantottini ci sono anche i comuni di: Pieve Porto Morone, Badia Pavese, Monticelli Pavese ai cui abitanti è sufficiente fare due passi ed attraversare il ponte sul Po (quello di Pieve, appunto) per trovarsi a Castel S. Giovanni sede di una importante Coop e di discount; oltre al fatto che in Emilia Romagna alla domenica i supermercati NON chiudono!!! Alla faccia dei commercianti di questi tre paesi. Stesso discorso per Spessa, Costa De’ Nobili, Zerbo, San Zenone a cui basta passare l’altro ponte sul Po (quello di Spessa) per godere dei servigi dell’Esselunga di Broni (oltre ad altri discount); alla faccia dei commercianti di questi quattro paesi.
Viabilità – Questa è il massimo dell’incoerenza perché il Centro Commerciale dovrebbe sorgere in prossimità della ex-statale 235 e a noi e a tutti gli altri protestatari non ci interesserà un bel cazzo!

Terza incoerenza
Il nostro geniale sindaco si lamenta per la viabilità che verrebbe stravolta (falso!) da quel centro commerciale. Però vuol usare l’area ex-Dolma come magazzino di schifezze chimiche: questa invece la viabilità non la stravolge, vero? Inoltre, è di pochi giorni fa la notizia che l’Ecodeco di Corteolona vuole raddoppiare gli impianti. Questa struttura,  oltre a tutte le logistiche, che è la maggior responsabile del pauroso incremento del traffico che attraversa il nostro paese, dichiara di voler espandersi, quindi con un aumento proporzionale del traffico che attraverserà Belgioioso, ed egli non ha niente da dire? Ha da dire solo per la Canini che gli sta sul cazzo (gli piacerebbe 😈 )?

Ma tanto, vuoi che il belgioiosino rintronato freghi molto di quello che ho scritto? Se ci fossero le elezioni domani lo rivoterebbero ad occhi chiusi (anche perché dall’altra parte, diciamocelo francamente, c’è il nulla!).

P.S. Caro ragioniere ed ex-bancario, la Canini non ce l’ha, ma vedrà che riuscirà ugualmente a infilarglielo tra le sue glabre chiappe! :mrgreen:

P.P.S. La tangenziale non la faranno!

  1. Vedi A proposito di coerenza, Pudore, Coerenza? []
  2. La Provincia PAVESE – pag. 22 []

Belgioioso città

17 Novembre 2009 da sgur_di_tri

E’ ormai noto che l’Amministrazione di Belgioioso guidata dal Prof. Zucca (d’intesa con l’opposizione) ha inoltrato richiesta alla Presidenza della Repubblica affinché, come previsto dalla normativa vigente, valuti la possibilità di assegnare al Comune di Belgioioso la denominazione di Città.

Preso atto che attualmente in Provincia di Pavia ci sono 10 Città, e cioè Pavia, Vigevano, Voghera, Mortara, Casorate Primo, Garlasco, Broni, Stradella, Casteggio e Palestro e alcune di queste lo sono anche perché luoghi “storici”, personalmente ritengo che al giorno d’oggi, per meritare tale denominazione, ad un Comune non basti aver aumentato il numero degli abitanti, ma dovrebbe aver raggiunto un certo sviluppo economico e, specialmente, abbia provveduto (così come indicato dall’Art. 32 del R.D. 7 giugno 1943, n. 651) ad offrire ai propri cittadini adeguati servizi pubblici ed in particolare un’efficiente Assistenza Pubblica (e su questi aspetti il giudizio di merito è lasciato ad ogni singolo cittadino).

Ciò premesso, e prima che tutti, da qualunque parte e ad ogni livello, si vantino di chissà quali benefiche ricadute potrebbero derivare da questo “evento epocale”, ho raccolto alcune informazioni sull’argomento e, nel caso la domanda venga positivamente accolta, oltre al fatto di aver l’orgoglio, per i belgioiosini, di abitare in città, ho scoperto che le novità riguarderebbero la Corona sopra lo Stemma ed alcuni particolari del Gonfalone.

Ecco,” in soldoni”, cosa cambierebbe passando da Comune a Città.

Il Comune, sopra lo stemma, ha, di norma, una corona turrita formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero (R. D. 652/1943)

File:Corona di comune.svg

La Città, sopra lo stemma, ha invece una corona turrita formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero (R. D. 652/1943).

File:Corona di città.svg

Per quanto riguarda il gonfalone, le parti metalliche, così come i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le bullette a spirale devono essere: argentate per gli stemmi del Comune e d’oro per gli stemmi della Città.

Sulla base di quanto sopra, penso che i soggetti che nell’immediato potrebbero guadagnarci dal cambiamento saranno le società di catering per i “buffet” da fornire per i festeggiamenti.

C’è però un ultimo quesito a cui non so dare risposta e che giro ai frequentatori del blog: potrebbe essere che – a seguito del fatto di passare da Comune a Città – si possa innescare un aumento artificioso del prezzo delle case? Penso e spero di no, perché, se così fosse, sarebbe meglio rimanere Comune!.

Link utili

Presidenza del Consiglio – Dipartimento del Cerimoniale dello Stato – Ufficio Onorificenze e Araldica pubblica – Normativa di riferimento

Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”  (vedi Art. 18)

Caratteristiche tecniche degli emblemi araldici

Stemma attuale del Comune di Belgioioso

Una crociata assurda

16 Novembre 2009 da Emilio Conti

Quello che è successo, e che sta ancora accadendo, come reazione alla sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, per delle persone liberali e democratiche, ha dell’incredibile. Ho voluto far passare qualche giorno per tornare sull’argomento, per vedere se, con il passar del tempo, gli animi degli intolleranti avrebbero raggiunto un maggior grado di pacatezza. Ma se uno è intollerante, tale rimane e sperare in un suo “ravvedimento” è una pia illusione. Lo spettacolo indegno, un misto di ignoranza, intolleranza, informazione pelosa, strumentalizzazioni, a cui ho assistito mi rafforzano sempre più nell’idea che stiamo vivendo in un paese “anormale” e in una fase storica molto delicata.

Il ruolo che ha avuto la stampa locale nella vicenda è stato, a dir poco, squallido. Solo articoli che mettono in evidenza le iniziative illegali intraprese da sindaci che non hanno di meglio da fare che emettere ordinanze di obbligo all’esposizione della croce nei luoghi pubblici, pena ammende da centinaia di euro. Non occorre essere dei costituzionalisti per dire che azioni di questo tipo sono assolutamente illegali. Mi piacerebbe vedere cosa succederebbe se un cittadino citasse in giudizio simili personaggi. La cosa più assurda è che costoro hanno talmente in spregio le sentenze, dimostrando un’idea assai approssimativa di che cos’è il Diritto, che neanche aspettano l’esito del ricorso che è stato presentato. Che poi la maggior parte di questi “sindaci” siano dei leghisti, cioè appartenenti ad un partito che adora il dio Po, celebra matrimoni con riti celtici rispolverando un paganesimo da operetta, lascia senza parole; ma dovrebbe ancor di più far indignare i veri cattolici. Articoli sulle minacce ed intimidazioni rivolte ai coniugi che hanno portato la questione alla Corte europea? Scherziamo? Sarebbe fare informazione!
Per non parlare delle lettere pubblicate nelle varie rubriche dedicate ai lettori: solo ed esclusivamente missive contro la sentenza della Corte. Possibile che nessuno si sia sentito in dovere di manifestare un’opinione favorevole? Ovvio che no! Di lettere simili ne avranno ricevute diverse: solo che non le pubblicano!

Dal momento che opporsi alla sentenza con l’argomento “religione” sarebbe stato perdente in partenza, allora si è pensato bene di spostare la questione sulla cultura. La croce, quindi, non come simbolo religioso ma come simbolo culturale e tradizionale!  Tralasciando la pelosità della manovra, che dovrebbe indispettire un po’ i veri cattolici, per sostenere una tesi simile ho letto di tutto, una baggianata via l’altra. Un esempio per tutti l’assurda lettera del vice-sindaco di un paese vicino, ovviamente pubblicata senza alcun sprezzo del ridicolo, in cui lo “storico” afferma testualmente: “(…) forse anche i soldati che hanno combattuto per i nostri valori si sentirebbero traditi . (dalla sentenza della Corte europea [N.d.R.]) I nostri caduti, allora, hanno combattuto per la libertà e per far vincere la civiltà sulla barbarie; (…)”. Dire che siano affermazioni che lasciano il tempo che trovano è voler essere gentili. Questo signore cerca di sostenere una tesi insostenibile (già, ma quale tesi?) ricorrendo alla storia, che però dimostra di non conoscere. Perché se di italiani morti dobbiamo parlare è necessario ricordare (ricordargli) gli italiani morti uccisi dalle milizie francesi chiamate dal papa a difesa dei suoi possedimenti terreni contro chi si batteva per l’unità della nostra nazione nel Risorgimento. Questo signore, inoltre, dovrebbe andare a leggersi cosa pensavano della Chiesa quelli che l’Italia l’hanno fatta: i Garibaldi, i Mazzini, i Cavour ed altri. E se proprio dovessimo usare un simbolo per la nascita della nostra nazione quello non sarebbe certamente la croce, ma il compasso! Se dovessimo assumere la croce come simbolo lo dovremmo fare per ricordare gli stermini perpetrati nel suo nome: “eretici”, streghe, popoli indigeni…

Mi piacerebbe chiedere a questi signori cosa rappresenta per loro una croce fatta di metallo/i prezioso/i ostentata tra due prosperosi seni (il più delle volte neanche naturali)? Di che simbolo staremmo parlando?

Quello appena descritto è solamente una parte infinitesimale dello spettacolo che ci ha accompagnati in questi giorni. Quello che però a me interessa è capire come si è giunti a questo punto. E la risposta mi è sembrata, ma forse sbaglio, piuttosto semplice: mancata assimilazione del concetto di democrazia! Mancata assimilazione del concetto di laicità! In sostanza, siamo un popolo intimamente anti-democratico. Questa “ademocraticità” l’abbiamo talmente interiorizzata che ci stupiamo, ci meravigliamo e poi, pure, ci indigniamo quando ci troviamo di fronte a qualcuno che la pensa in modo diverso dal nostro. Nella migliore delle ipotesi lo consideriamo un “originale”, nella peggiore un “diverso” che va riportato all’ordine, tacitato o cacciato: in una parola “eliminato”. L’intolleranza regna sovrana: verso l’immigrato, verso l’omosessuale, verso il drogato, verso la donna che vuole abortire, verso chi non la pensa come la maggioranza. Non sappiamo che in un sistema democratico BISOGNA tutelare i diritti delle MINORANZE. Dice “ma la maggioranza vuole così, quindi tu ti adegui”. Sbagliato, quando parliamo di diritti!

Se di fronte alla richiesta di togliere la croce da un’aula scolastica, invece di sbattere la porta in faccia al malcapitato, costringendolo a passare per tutti i gradi di giudizio italiani e arrivare alla Corte europea, il responsabile di quella scuola avesse convocato un’assemblea per discutere della questione e risolvere il problema democraticamente, non sarebbe stato meglio? Forse che una soluzione non si sarebbe trovata? Chi lo sa! Per saperlo si sarebbe dovuto almeno provare, dimostrare intelligenza, apertura mentale, rispetto dei principi costituzionali. Forse non si sarebbe arrivati a questa nuova, assurda e volgare crociata.

A qualcuno, forse, non è ben chiaro che ormai non possiamo più parlare di “patria” perché le patrie ora sono almeno due: la nostra e l’Europa; e la prima continuerà a perdere di importanza a favore della seconda. Ficcare la testa nella sabbia non servirà a niente.

Il ritorno di Attila

15 Novembre 2009 da bsìa

Dicono che dove passava lui non crescesse più l’erba. Sto parlando del famoso Flagello di Dio, ovviamente. Visto che a noi, invece, piace non farci mancare niente, abbiamo il nostro flagello_dei_brüsacrist: al secolo il ragioniere_ex-bancario. Ma, quantunque il nostro non sia paragonabile al suo insigne antenato, dal feroce turcomanno ha imparato l’arte dell’inaridimento. Dove pianoregolarizza Attilino non cresce più l’erba.

Pare che gli unni de noantri abbiano approvato un Pgt devastante (ma io lo sapevo 😎 ): da adesso in poi se non staremo attenti ci cementificheranno anche il buco del culo! 👿 Naturalmente, nel pieno rispetto dell’ambiente! Ah-ah-ah-ah… 😯 Olà, rinco, sapete di che anno è Il ragazzo della via Gluck? Dal momento che so che siete un po’ rimbambiti ve lo dico io: del 1966!!!!! 😯 A me avevano insegnato che progredire vuol dire “andare avanti”: adesso scopro che mi avevano insegnato delle fregnacce. Grazie agli “illuminati” che governano il nostro paesello scopro che per loro progredire significa  regredire di 34 anni!!!

Siccome, però, sanno esattamente l’enorme cazzata a cui hanno dato vita, in perfetto stile berlusconiano cercano di giustificare lo scempio sparando cifre ad cazzum! Stando all’articolo pubblicato ieri1 scopro che la popolazione di Belgioioso sarebbe di 6400 abitanti. Prima cazzata: gli abitanti non arrivano a 6200 (6182 per l’esattezza). Ma dai, bsìa, cosa vuoi che siano 200 abitanti in più o in meno? Fa nò gnì gomät!2 :mrgreen: Dopo di che, seconda megacazzata, leggo che qualcuno prevede che per l’anno 2018 a Belgioioso saremo in 7880, vale a dire un incremento di 1700 abitanti, pari ad un bel 27,51%!!! 😯 Non so se avete capito bene: in nove anni il paese dovrebbe crescere di più di un quarto!!!! Fosse vero ci sarebbe da scappare a gambe levate. 👿 Intanto mi piacerebbe sapere se quando hanno dato i numeri erano nel pieno possesso delle loro facoltà mentali. C’è da augurarsi che fossero ubriachi persi!! Sarebbe un’attenuante! 😳

Bene! Bene un cazzo!! Ad ogni modo adesso sappiano anche di avere un sindaco demografo, che fa previsioni fino al 2018. Ma pensa davvero di arrivare al 2018? 😈 Non è che schiatterà prima? :mrgreen: Non mi sembra che abbia una bella cera!! 😆

P.S. Tra poco li vedremo, i rampanti costruttori edili, seduti davanti alle chiese con il piattino in mano!! 👿 Hai voglia tenere pompata la bolla!! 😈

  1. La Provincia PAVESE – pag. 26 []
  2. Traduzione: Non far ridere (per i romeni e i meridionali che sono qui da decenni e non hanno ancora imparato il dialetto) []

Che lavori svolgono gli immigrati in Provincia di Pavia?

15 Novembre 2009 da sgur_di_tri

Come si sa, l’immigrazione è diventato ormai un fenomeno strutturale, che ha investito e continuerà ad investire l’Italia (e la Lombardia in particolare) anche nel prossimo futuro, al di là di ogni tentativo di limitarlo. E’ inutile nascondercelo, siamo di fronte ad un movimento epocale di persone con cui, volenti o nolenti, è necessario fare i conti, da analizzare in maniera oggettiva e di cui bisogna seguirne costantemente gli andamenti. Contrariamente a ciò, siamo spesso investiti da frasi fatte e da slogan, che di sicuro non aiutano a conoscere correttamente i termini del problema, ma che, come credo, tendono invece a far leva sull’emotività del momento e non sulla razionalità, cercando di distogliere l’attenzione dai veri problemi che “mordono” la nostra società (crisi economica, corruttela, criminalità, clientelismo, ecc.).

Partendo da questa premessa, ho ripreso per i frequentatori del blog un’indagine molto interessante svolta dall’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (Organismo istituito dalla Regione Lombardia nel 2000) in collaborazione con la Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) che “fotografa la situazione riferita all’anno 2008, fornendo dati e commenti sull’intensità e sulle caratteristiche del fenomeno dell’immigrazione nella nostra Regione. L’indagine, dal titolo “L’immigrazione straniera in Lombardia. L’ottava indagine regionale. Rapporto 2008” (consultabile per intero sul sito dell’Osservatorio Regionale) comprende diversi studi ed èbasata su una rilevazione a campione degli stranieri presenti in Lombardia, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica e dalla loro situazione rispetto alle norme che regolano il soggiorno in Italia”.

Fra le varie tabelle proposte dall’indagine, ne ho scelta una (quella relativa alle tipologie di lavoro svolte dagli immigrati con la suddivisione fra uomini e donne) da cui ho disaggregato i dati relativi alla Provincia di Pavia, al fine di dare un’idea di come gli immigrati si distribuiscono nel variegato mondo del lavoro pavese (la tabella deve essere letta così: fatti 100 immigrati, ecco come si distribuiscono percentualmente, fra uomini e donne, nelle varie tipologie di lavoro in Provincia di Pavia).

Dai dati ISTAT, la popolazione residente in Provincia di Pavia al 1 gennaio 2009 era di 539.238 unità, mentre, a metà del 2008, al momento dell’indagine la presenza straniera in Provincia di Pavia era stimata in 58.650 unità, e quindi del 10,8%.

Tipologia di lavoro Anno 2008             Provincia di Pavia

Immigrati

Uomini

Donne

Operai generici nell’industria

8,7

2,5

Operai generici nel terziario

7,4

2,5

Operai specializzati

2,2

0,6

Operai edili

35,7

Operai agricoli e assimilati

7,4

Addetti alle pulizie

1,3

2,5

Impiegati esecutivi e di concetto

0,9

4,4

Addetti alle vendite e servizi

0,4

2,5

Addetti alle attività commerciali

8,3

3,8

Addetti alla ristorazione/alberghi

9,1

12,0

Mestieri artigianali

5,7

1,8

Addetti ai trasporti

7,0

Domestici fissi

7,0

Domestici ad ore

17,1

Assistenti domiciliari

22,2

Baby sitter

7,0

Assistenti in campo sociale

0,4

4,4

Intellettuali

1,7

1,9

Prostituzione

0,6

Sportivo

0,3

Altro

1,3

1,9

Non dichiara

1,3

1,9

Totale

100,0

100,0

Per quanto concerne il comparto maschile, si evidenzia che la Provincia di Pavia ha la più alta concentrazione di stranieri nel lavoro di operaio edile (35,7%), che copre oltre un terzo dell’occupazione maschile, contro una Media regionale del 24,3%. Segue a ruota la Provincia di Varese con il 31,5%, poi Bergamo con il 24,7% e via di seguito le altre Province.

L’indagine, come dicevo, si limita a fotografare il fenomeno immigrazione e quindi non spiega i motivi di questa alta concentrazione di lavoratori edili in Provincia di Pavia; cosa che sarebbe interessante approfondire: forse perchè si costruisce di più in Provincia di Pavia che altrove? E se sì, perchè? Oppure si tratta di immigrati residenti in Provincia di Pavia, ma che sono alle dipendenze di imprese edili di altre Province? O ancora: sono dipendenti di imprese edili pavesi che operano in altre Province? Oppure in altre Province ci sono più opportunità di impiego? Come vedete, sono domande che destano curiosità, non credete?

Quanto alla componente femminile, si rileva che l’Assistenza domiciliare in Provincia di Pavia (22,2%) è seconda solo dietro alla Provincia di Sondrio (30,4). Il comparto della ristorazione, quello delle pulizie e a seguire quello delle vendite costituiscono gli altri principali ambiti di impiego della manodopera femminile.

Per chi volesse saperne di più sull’immigrazione in Provincia di Pavia, è  inoltre consultabile, sempre sul sito ISMU, uno specifico studio molto articolato, denominato Quinto rapporto sull’immigrazione straniera nella Provincia di Pavia. Anno 2007”, che prende in esame il fenomeno immigrazione nella nostra Provincia sotto i molteplici aspetti che lo caratterizzano (le aree e i Paesi di provenienza, l’irregolarità, la condizione lavorativa, l’età, religione , istruzione, la condizione abitativa e familiare, la condizione sanitaria, ecc.), con un approfondimento circa gli aspetti connessi alla povertà ed alla integrazione.


L’oppositore

13 Novembre 2009 da bsìa

Notizia fresca-fresca (manco mi fanno mangiare in pace 😆 ). Sapete, vero, che ieri sera c’era il consiglio? Bene, bravi, bis!

Nel corso del suddetto consiglio sono stati designati i tre membri di spettanza comunale per il consiglio della Pro Loco. Dei tre, uno viene scelto dalla minoranza, mentre gli altri due dalla maggioranza (fate bene attenzione :mrgreen: ). E sapete anche chi è uno dei due designati dalla maggioranza?

TENETEVI FORTE!!! 😥

E’ mister anti_Migliavacca; mister visibilità; mister anti_disomogeneità; mister tesseramento; mister che_si_incazza_se_dicono_che_ha_venduto_i_voti:

TA-TAAAA ecco a Voi Misteeeer Antonio Peregooooo!! L’oppositore che si oppone all’opposizione, l’immigrato (clandestino?) nel regno delle terre viscontee.

Migliavacca, lo sputtani per tutto il globo terracqueo!! 😆 Altro che svendite per saldi!! 😈 Qui siamo al piatto di lenticchie!

P.S. Devo ammettere però che il nostro ex-bancario è un uomo di parola: i debiti li paga cash! Dopo il tripudio di onorificenze alla nota appartenete all’UDC (ribattezzata dal Grillo Unione Dei Carcerati) adesso è toccato alla Lega di Belgioioso. E’ un piacere far affari con il ragioniere. 😆

 

I fregnaccioni

12 Novembre 2009 da bsìa

Anche questa mi doveva capitare! 👿 Quanti mesi sono passati dalle elezioni comunali? Dopo i deliri della Lega, sezione di Belgioioso, che, notoriamente formata da gente affetta da priapismo, ha pensato bene di auto-sodomizzarsi, adesso ci si mette pure l’opposizione.

Cos’ha fatto, quali iniziative ha intrapreso in questo periodo per contrastare le operazioni devastanti che ha in mente il visconte_dimezzato? Dire un beato cazzo, è troppo irriguardoso? 👿 Qualcuno si offenderà? Chissenefrega!

Però da stamane hanno deciso di reagire con durezza e nel consiglio di stasera sono determinati a dare battaglia presentando una feroce mozione in cui vogliono ricordare “l’importanza della presenza del crocefisso” nelle aule scolastiche!!!!!!

Questo sì che significa fare opposizione! 👿 Complimenti vivissimi.

Per questa vostra iniziativa rivoluzionaria, vi meritate un bel

VAFFANCULO!

 

Un lamento inutile

11 Novembre 2009 da bsìa

Lo stavo aspettando. 😎 Ormai siamo al riflesso condizionato di Pavlov. A cosa alludo? Ma dai, suvvia, proprio non ci siete arrivati? 😆 Ma alla reazione ad orologeria del commerciante belgioiosino riportata dalla stampa locale1 alla notizia dell’approvazione, da parte della giunta di Albuzzano, alla realizzazione del centro commerciale.

Che reagisca il celebre economista Piazza Claudio passi: nella sua qualità di “presidente del Comitato dei commercianti del Basso Pavese” non poteva fare altrimenti. Lasciano un po’ più perplessi le varie dichiarazioni dei commercianti riportate dal giornale che non mi sembrano, forse tranne un caso, esprimere una vera critica all’apertura del suddetto centro commerciale. Vediamo in dettaglio.

Le più intelligenti, e che dimostrano il vero spirito imprenditoriale, mi sembrano: quella della titolare del negozio di frutta e verdura che sostiene che “La clientela dei supermercati è diversa da quella dei piccoli negozi (…) Instauriamo con i nostri clienti un rapporto di fiducia (…)” Non poteva dire meglio: fidelizzare il cliente fornendogli un buon servizio (buona accoglienza, servizio a domicilio e consigli), cura della qualità dei prodotti e prezzi onesti. Altrettanto interessante la dichiarazione del (ex?) titolare del negozio di elettrodomestici che ha fatto l’unica cosa intelligente che poteva fare (e questo è senso d’impresa) vale a dire si è riconvertito, nel suo caso all’impiantistica. Queste due persone possono essere qualificati come veri imprenditori.

Più cervellotiche le altre dichiarazioni. Il gioielliere che ne fa una questione anche sociale. Ma la socialità, nel nostro paese, ha subito un colpo quasi mortale quando hanno chiuso i due cinematografi uccisi dalla televisione, ma non mi risulta che nessuno si sia lamentato più di tanto tirando in ballo un problema sociale (che, comunque, è reale). Inoltre un gioielliere non dovrebbe temere troppo da un centro commerciale: perché chi vuol comperarsi un Rolex non andrà certo a cercarlo in un centro commerciale. Lo stesso discorso vale per la boutique. Negozi che vendono capi d’abbigliamento di alto livello non hanno certo nulla da temere da un centro commerciale e questo indipendentemente che il centro sia aperto la domenica o meno. Ma questi ultimi due commercianti forse perdono di vista quella che è la vera causa delle loro  preoccupazioni. Non sarà forse la tremenda perdita del potere d’acquisto subita dalla paghe dei lavoratoti dipendenti negli ultimi dieci anni che ha contribuito a spostare gli acquisti dagli esercizi commerciali al dettaglio alla grande distribuzione? Se io ho uno stipendio che mi permette di acquistare il solito Rolex o un maglione di Missoni pensate che andrei ad acquistare un orologio di plastica o un maglione “made in China”?

Le dichiarazioni degli altri commercianti mi sembrano delle semplici ovvietà. Rimangono, comunque, altre domande (retoriche?). Ad esempio: è risaputo che la categoria dei commercianti è quella che maggiormente ha contribuito alla rielezione dell’attuale premier il quale, a parole, è per il libero mercato. E il libero mercato è esattamente questo. Allora di che ci lamentiamo? Se sono un vero imprenditore e l’economia globalizzata sta andando in una certa direzione, dimostro intelligenza ad oppormi  oppure la dimostro adeguandomi? In soldoni: ma perché, se sono veri imprenditori, non aprono negozi anche nei centri commerciali invece di lamentarsi? La grande distribuzione è aperta anche di domenica? Perché non si battono per tenere aperti anche loro i negozi la domenica, invece di inveire ed impedire ad altri di farlo? Anzi, facendo pressioni e ottenere di far chiudere i supermercati  (la Lombardia docet, alla faccia del libero mercato ciellino)?

Ma forse non si rassegnano al fatto che il mondo cambia: quando è arrivata l’automobile, il maniscalco ha chiuso così come ha chiuso l’allevatore di cavalli (a parte, ovviamente, quelli da corsa). La TV e le multisala hanno massacrato i piccoli cinematografi locali. E potrei continuare a lungo con l’elenco. Pensano forse che la gente si rivolga alla grande distribuzione solo per i prezzi più convenienti? Forse anche per quello, ma non sarà anche perché vi è una maggiore scelta e più generi nello stesso posto (frutta e verdura, carni, salumeria, gastronomia, elettrodomestici, giornali, articoli per l’igiene, articoli per la casa, ecc.)?

Ma c’è anche un altro aspetto che molti ignorano o sottovalutano: l’e-commerce, il commercio on-line, che sta mettendo in crisi anche certi settori della grande distribuzione. In questo campo l’elettronica e la telefonia cellulare la fanno da padroni. Nei siti internet si possono acquistare cellulari al 20% in meno che nella grande distribuzione (Media World, ad esempio) e te li consegnano pure a casa tua senza che devi farti chilometri in macchina e spendere un euro di carburante! Poi ci sono i CD e i libri. E ultimamente, almeno io l’ho scoperto da poco, si possono acquistare capi d’abbigliamento di un marchio inglese noto al grande pubblico soprattutto per i suoi impermeabili.

Vi lascio allora con due considerazioni. Quanti di questi commercianti che si son fatti intervistare hanno un sito internet (non dico per le vendite on-line) per farsi un po’ di pubblicità in rete? Non si sono accorti che la battaglia contro il centro commerciale ad Albuzzano è solo un fatto personale del nostro sindaco contro quello di quel paese, la Canini, e che al sig. Zucca dei commercianti di Belgioioso non gliene può fregare di meno? Forse non si sono accorti di essere stati strumentalizzati?

Che il centro ad Albuzzano venga realizzato o meno non cambierà l’andazzo economico mondiale e chi dovrà essere stritolato, verrà stritolato. 😥

 

  1. La Provincia PAVESE di oggi: “No al megacentro commerciale” []

Come i Visconti amministravano i loro possedimenti nel Pavese

10 Novembre 2009 da sgur_di_tri

Come promesso, sono pronto a farvi conoscere come i Visconti, in particolare Galeazzo II (1320 – 1978), marito di Bianca Maria di Savoia e padre del ben più famoso Gian Galeazzo, governarono nella seconda metà del 1300 le terre pavesi. La fonte delle mie informazione è niente meno che un protagonista della storia italiana, che risponde al nome di Pietro Verri (1728 – 1797), filosofo, economista e storico, nonché amico di Cesare Beccaria.

E’ dalla sua monumentale “Storia di Milano”, che ho tratto il passo che vi propongo. Il Verri descrive come Galeazzo II Visconti, dopo la divisione del Ducato nel 1354 fra lui ed il fratello Barnabò, amministrava i suoi possedimenti nel Pavese, e cioè, come avrete modo di leggere, con efferata crudeltà e ferocia inaudite. Metodi che, ovviamente, stanno all’opposto del pensiero del Verri autore, fra l’altro, di un’altra opera fondamentale del pensiero moderno, e cioè quelle “Osservazioni sulla tortura”, che, insieme a “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria (1764), è uno dei testi fondamentali della cultura illuministica.

Il modo di scrivere del Verri è senz’altro fluido, ma un po’ diverso dal taglio giornalistico cui siamo oggi abituati. Vi garantisco comunque che è una lettura scorrevole e sono convinto che arriverete in fondo allo scritto quasi senza accorgervene e, spero, con la voglia di saperne di più. Nel pezzo si parla, fra l’altro, anche del castello di Zojoso (poi Belgioioso) in cui il torturatore Galeazzo II era solito passare parte del suo tempo e questa è una delle prime citazioni certe di tale denominazione (siamo nel 1377).

Ma leggiamo insieme cosa scrive Pietro Verri nel XIII Capitolo – Tomo I della sua “Storia di Milano – in cui si narrano le vicende della città incominciando dai più remoti principj sino alla fine del dominio dei Visconti”.

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“……………… (omissis) ……………….. Ritorniamo agli orrori di quel governo, e miriamo l’altra porzione dello Stato soggetta a Galeazzo II (Visconti). Dopo che egli ebbe nuovamente in suo potere Pavia, ivi collocò la sua sede, lasciando che Barnabò alloggiasse in Milano. ………….(omissis) ………………., ei si volse a fabbricare senza riguardo. In Pavia si pose ad erigere un parco di più miglia, cinto di muro; ivi aveva le cacce, i giardini, le peschiere, che ricevevano l’acqua per un cavo ch’ei fece dal Naviglio di Milano sino colà. Queste  spese, e quest’abbandono degli affari pubblici, in tempi di pestilenza e di carestia, mentre una parte  dello Stato soffriva le invasioni de’ nemici, produssero danni così grandi, che, malgrado l’opulenza e l’adulazione che a più giri attorniavano quel principe, ei si dovette alla fine riscuotere. Aprì gli  occhi; e vide tutte le cariche venali occupate da vilissimi ministri; i popoli rovinati; le sue milizie mancanti di paghe; il suo erario vuoto; e i suoi pochi sudditi, esausti e languenti.

In quel momento fece quello che sogliono le anime da poco; dalla inerzia passò alla frenesia. Fece impiccare il suo direttore delle fabbriche in Milano. Fece impiccare il suo direttore delle fabbriche in Pavia. Il castellano di Voghera per essere stato assente, quando quegli afflitti abitanti scossero il giogo della  oppressione, fu strascinato a coda d’asino, poi fu impiccato con un suo figlio. Sessanta stipendiati,  perché furono un poco lenti nell’eseguire una commissione, furono con una sola parola condannati  tutti alle forche. Indotto a far loro grazia, se ne rammaricò poi, e fece porre in carcere Ambrosolo Crivello, suo cancelliere, e lo privò d’un anno di salario, perché era stato sollecito nella spedizione della grazia.

Questi fatti ci sono attestati da più autori contemporanei. L’Azario (vedi “Per chi voglia saperne di più”, in fondo al post) poi ci ha tramandato  l’editto col quale quel principe ordinò a’ suoi giudici qual carnificina dovessero far eseguire contro i  rei di Stato. Egli immaginò il modo per far soffrire atrocissimo strazio per quarantun giorni, riducendo un uomo sempre all’agonia senza lasciarlo morire. La natura freme; Busiri e Falaride (*) non  lasciarono altretanto:

L’intenzione del signore è che dei capi traditori si incominci il castigo a poco a poco. Il primo dì, cinque tratti di curlo (probabilmente di corda); il secondo si riposi; il terzo dì, similmente cinque colpi di curlo; l’ottavo si riposi; il nono si dia loro a bere cinque colpi di curlo; il sesto si riposi; il settimo, similmente cinque colpi di curlo; l’ottavo si riposi; il nono si dia loro a bere acqua, aceto e calcina; il decimo si riposi; l’undecimo dì, similmente acqua, aceto e calcina; il duodecimo si riposi; il decimoterzo giorno si taglino due corregge di pelle sulle spalle, e si lasci sgocciolare sopra (forse acqua od olio bollente); il decimoquarto si riposi; il decimoquinto giorno si levi loro la pelle della pianta di ciascun piede, poi si facciano camminare sopra i ceci; il decimosesto si riposi; il decimosettimo camminino sopra i ceci; il decimottavo si riposi; il decimonono si pongano sopra il cavalletto; il vigesimo si riposi; il vigesimoprimo si pongano sul cavalletto; il vigesimosecondo si riposi; il vigesimoterzo giorno si tragga loro un occhio dal capo; il vigesimoquarto si riposi; il vigesimoquinto si tronchi loro il naso; il giorno vigesimosesto si riposi; il vigesimosettimo si recida loro una mano; il ventesimottavo si riposi; il ventesimonono si tagli loro l’altra mano; il trentesimo giorno si riposi; il trentesimoprimo si taglia loro un piede; il trentesimosecondo si riposi; il trentesimoterzo si tagli loro l’altro piede; il trentesimoquarto si riposi; il trentesimoquinto si recida loro un testicolo; il trentesimosesto giorno si riposi; il trentesimosettimo si recida loro l’altro testicolo; il trentottesimo si riposi; il dì trentesimonono si tagli loro il membro virile; il quarantesimo si riposi; il quarantesimoprimo siano attanagliati su di un carro, e poscia si pongano sulla ruota. (**)

Pare impossibile che un sovrano abbia mai dato un comando tanto infernale; pare impossibile, che alcun uomo, soffrendo questi martirii, potesse sopravivere sino al quarantesimoprimo giorno. Eppure convien dire che crudelmente si andassero applicando i rimedii, per prolungare la vita e il tormento; poiché, ci attesta lo stesso autore, che l’esecuzione di quelle pene fu compiuta riguardo a molte persone negli anni 1372 e 1373. …………….(omissis) …………….. Galeazzo II aveva la bassezza di voler giuocare ai dadi co’ sudditi che avessero denaro, e godeva di rovinarli.

Quel principe fece un decreto l’anno 1377 che non ha esempio, a quanto mi è noto. Egli, con un foglio di carta, annullò, cassò, rivocò tutte le grazie e dispense che aveva sin allora concesse. Il decreto è del giorno 13 di ottobre, Datum in castro nostro Zojoso”, sito nel Pavese, ora chiamato Belgioioso, nel quale soleva passar qualche tempo quel principe. Che un successore revochi le grazie di un sovrano che l’ha preceduto, benché sia cosa dura assai per chi la soffre, se ne trovano esempi, ma che un principe cancelli, così in un colpo solo, tutte le sue beneficenze, non so che sia mai accaduto altra volta. Galeazzo II morì in Pavia il giorno 4 di agosto dell’anno 1378, dopo di aver regnato ventiquattro anni; e successe ne’ suoi Stati Giovanni Galeazzo, di lui figlio, che portava nome il conte di Virtù, per un feudo che gli era stato dato nella Francia, per dote della principessa Isabella.    ………………..(omissis)……………………”

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Ecco come – secondo Pietro Verri – i Visconti amministravano i loro possedimenti nel Pavese. Quindi d’ora in poi, ogni volta che si parla dei Visconti, ricordiamoci anche di quello che fece Galeazzo II.

(*) Busiri e Falaride furono due tiranni, uno di Spagna e l’altro di Agrigento.

(**) Questo metodo di tortura è passato alla storia con il nome di “Quaresima di Galeazzo” o “Quaresimale di Galeazzo”.

Per chi voglia saperne di più:

– Storia di Milano – Pietro Verri – Sansoni. 1963

– Chronicon – Piero Azario – Libri di stampa. 2008